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Anthony Tony Blinken Benjamin Netanyahu

Quello che doveva essere un accordo sul cessate il fuoco ha invece confermato la linea di Hamas, ossia il totale disinteresse per i civili di Gaza. L’organizzazione terroristica, infatti, davanti alla proposta di tregua e consegna di ostaggi ha deciso di prendere tempo, senza dare una risposta.

Nei giorni scorsi a Parigi si erano svolte consultazioni tra i servizi segreti israeliani del Mossad, della Cia, Egitto e Qatar, che avevano portato ad una bozza su una possibile tregua e il rilascio degli ostaggi. Tali accordi prevedevano una pausa dell’offensiva dell’esercito israeliano nella striscia di Gaza, in cambio del rilascio degli ostaggi catturati da Hamas in quel drammatico 7 ottobre. Con lo stop dei combattimenti si sarebbeero facilitati gli arrivi degli aiuti umanitari.

Nelle ultime ore, secondo il notiziario Channel 12, il leader di Hamas, Yahya Sinwar, starebbe per rilanciare la posta in palio, andando a chiedere l’intero ritiro delle truppe di Tel Aviv dal suolo della striscia di Gaza. In aggiunta, secondo il media saudita Al-Arabiya, egli vorrebbe anche la liberazione di un maggior numero di detenuti palestinesi.

Ma tali pretese finiscono per scontrarsi con gli obbiettivi di Israele. Difatti, già nella giornata di ieri il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è tornato a ripetere come non porrà fine alle ostilità senza aver prima eliminato completamente Hamas, riottenuto tutti gli ostaggi e fatto di Gaza un luogo non più minaccioso per Israele. Il capo del governo ha sottolineato come “non accetteremo qualunque accordo e a qualunque prezzo.”

Difficile la situazione anche in casa Netanyahu, che da una parte viene “strattonato” dagli USA desiderosi di congelare il conflitto e dunque di arrivare ad una possibile tregua, dall’altra il suo ministro per la Sicurezza Itamar Ben Gvir critica il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden per non aver fatto abbastanza per la causa israeliana.

La proposta di tregua, dunque, ha rivelato come nei fatti le posizioni dei due attori impegnati l’uno contro l’altro rimangono ancora lontane. Ma anche che ad Hamas la condizione dei suoi cittadini – non dimentichiamo che Hamas nasce in quanto legittimo partito che si candidò all’elezioni – non interessa in alcun modo.