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Il caso Salis, con l’incarcerazione e l’entrata in catene nella sala del tribunale ungherese, ha suscitato scandalo e sdegno. Non si capisce come ciò sia possibile, ma siamo in Italia e si sa che le cose che ci scandalizzano non risultano essere sempre le più importanti.

Ci chiediamo come sia possibile che ci occupiamo dei problemi solo quando c’è da attaccare qualcuno. Purtroppo tanti italiani sono detenuti nelle carceri straniere, ma non a tutti viene data la stessa importanza sui giornali. I numeri più recenti sui cittadini italiani detenuti nelle carceri estere sono forniti dall’Annuario statistico del Ministero degli Esteri, pubblicato nel 2022. Andando a vedere questo documento, si nota che su 2.058 detenuti italiani, 1.526 si trovano in paesi dell’Unione Europea. Duecento detenuti erano in Nord e Sud America, 232 in paesi europei che non fanno parte dell’Ue, 33 in Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, 54 in Asia e Oceania, e 13 in Africa subsahariana.

Questi alcuni esempi, tra i più recenti:

  • Filippo Mosca, arrestato in Romania per spaccio internazionale di stupefacenti, le cui condizioni sono denunciate dalla madre ormai da tempo e il caso è arrivato anch’esso nelle aule parlamentari;
  • Chico Forti, detenuto in Florida: l’ex produttore televisivo e velista italiano è condannato
    all’ergastolo senza condizionale dal 2000 per frode;
  • Stefano Furlan, in carcere in Ecuador, a Quito, per traffico di droga.

Questa realtà ci dice come, nonostante in giro per il mondo ci siano delle condizioni carcerarie più o meno dure, gli italiani dovrebbero essere trattari con condizioni umane di cui l’occidente è padrone ed esportatore, e il silenzio delle autorità e dell’opinione pubblica sarebbe un fatto grave. Il governo, attraverso il ministro degli esteri Tajani prima, e il ministro della giustizia Nordio, ha ribadito come tutti gli italiani sono seguiti tutti allo stesso modo e al meglio possibile, e con la massima attenzione, pur rispettando la sovranità della giurisdizione straniera.

A molti sfugge che la presenza dello stato è ancora un fattore cruciale per il sistema mondiale, e ogni stato essendo sovrano, utilizza i metodi che più ritiene opportuni pur consentendo ai detenuti di avere i propri diritti stabilità dalla carta dei diritti dell’uomo. La caccia al lupo cattivo non dovrebbe appassionare nessuno, ma forse servirebbe più attenzione anche in casa nostra, dove le carceri italiane continuano ad essere disastrose e inadeguate, continuando a portare molti detenuti al suicidio.