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Da tempo lo sosteniamo: chi vuole correggere e meglio indirizzare ogni singolo aspetto della vita, presto arriverà a mettere a tacere chi esce dalla direzione imposta, ribellandosi al politicamente corretto. Nella categoria dei “primi” – i correttori della vita, chiamiamoli così – rientrano di certo le femministe, che – in Italia solo se i maschi brutti e cattivi sono italiani – sono in prima linea a difendere una battaglia sacrosanta, come i diritti delle donne, tramite piccole misure che però – ed è qui il problema! – una ad una sono una montagna insormontabile, che anzi fa rima con censura.

Nel nostro paese, ricordiamo ancora la censura che decine di femministe, riunetesi a sorpresa al Salone del Libro di Torino, imposero nei confronti del Ministro Roccella, lì per presentare il suo libro “Una famiglia radicale”… e beh le femministe giustamente volevano mettere a tacere la presentazione del nuovo “Mein Kampf”! In quella situazione tra urla e schiamazzi, insulti e parole becere, il Ministro non potè parlare. Femministe uno, libertà zero. Addirittura talvolta si vengono a creare casi di censura applicate dalle femministe nei confronti di altre femministe. Questo è il caso, ad esempio, che si verificò a Rovereto, dove la conferenza “Critica al concetto di transgender” organizzata dal Circolo Arci La Poderosa fu annullata su pressione di Arcigay, preoccupata perchè “a rischio di hate speech”. Che grasse risate l’Arci censurata dall’Arcigay! Ma rimane, nonostante le risate, un punto nevralgico: i benpensanti, i progressisti, i politicamente corretti – tutte e tre categorie proprie del movimento femminista radicale – sono pronti a dare lezione mettendo a tacere chi tenta di andare oltre i binari da loro imposti.

Veniamo ai nostri giorni. Siamo in Spagna. I protagonisti sono da una parte il duo valenciano Nebulossa, che a febbraio di quest’anno, avendo vinto il Benidorm Fest, rappresenterà la Spagna all’Eurovision Song Contest, mentre dall’altra il movimento femminista di Madrid. La diatriba sorge intorno alla canzone che il duo spagnolo porterà all’Eurovision, il festival musicale che mette in gara tra loro un rappresentante per ogni paese europeo. Tutti i problemi sorgo intorno al titolo di questa canzone, “Zorra, che in italiano – andando al di là dei fronzoli – sostanzialmente significa “stronza” o “puttana” (… di certo non è un complimento). Il movimento femminista di Madrid ha chiesto, tramite un comunicato, che venga ritirata la partecipazione del duo proveniente da Valencia perchè “oltre 45 volte il termine zorra viene ripetuto durante la canzone e c’è il rischio della normalizzazione dell’uso di questa parola tra i bambini e gli adolescenti”.

Eroe María Bas, la 55enne che compone i Nebulossa, che giustamente ha fatto notare come “questa canzone è un modo per trasformare questa parola in qualcosa di bello”. Nient’altro descrive meglio la follia di quanto è folle ciò che i movimenti femministi in questi ultimi stanno propagando in Occidente.