Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Le primarie del Partito Repubblicano si sono trasformate in una marcia trionfale di Donald Trump, che ha collezionato una vittoria dopo l’altra, incassato il supporto di esponenti di punta della destra americana e seminato con ampio margine i suoi principali avversari.

La presa del trumpismo sui Repubblicani si consolida sempre di più, smentendo con i fatti quelli che ritenevano, dopo le elezioni del 2020, che il Tycoon, travolto dalla sconfitta e dalle inchieste giudiziarie, non avrebbe più potuto influire sulla politica americana. Una serie di errori di valutazione, provenienti dagli ambienti progressisti e dalla vecchia guardia conservatrice del Partito Repubblicano, attorno all’eterogeneo e controverso movimento nato attorno al vecchio slogan reaganiano “Make America Great Again”, hanno contribuito a sottovalutarne la presa sull’elettorato.

Tuttavia, il timore non del tutto infondato di una parte considerevole dei repubblicani è che Trump sia bravo a mobilitare la sua base, ma abbia non poche difficoltà a parlare, cosa che lo ha portato a diverse sconfitte elettorali e a numerose occasioni mancate (su tutte, le presidenziali del 2020 e le elezioni di medio termine del 2022). Questi ritengono, inoltre, che Trump e i suoi abbiano snaturato l’eredità conservatrice del Partito Repubblicano trasformandolo in una formazione identitaria, nazionalista e protezionista, molto più simile al sovranismo europeo che ai tradizionali punti di riferimento del conservatorismo americano. In particolare la posizione eccessivamente isolazionista in politica estera rischierebbe di archiviare quel Manifest Destiny che ha ispirato e caratterizzato il protagonismo americano nella politica mondiale nell’ultimo secolo. 

Nel Partito Repubblicano esiste un solco profondo, e apparentemente invalicabile, tra un’anima movimentista, che ottiene diversi consensi nella sua base ma ha difficoltà ad andare oltre i suoi confini politici, e una governista e pragmatica, consapevole del ruolo che, per quanto difficile e oneroso, gli Stati Uniti sono tenuti a giocare nello scacchiere internazionale. Una “terza via” a questi due filoni arriva dalla riscoperta di un principio che per molti anni ha rappresentato una bussola per il conservatorismo americano: il fusionismo. Per anni il Partito Repubblicano è riuscito a tenere insieme e a fare sintesi tra liberismo classico, tradizionalismo e anticomunismo, incassando importanti vittorie e scrivendo pagine di storia fondamentali. La strada del fusionismo, tuttavia, è stata spesso in salita, ci sono voluti anni affinché si riuscisse a tenere insieme un’area così vasta. Furono le idee di Barry Goldwater, il carisma di Ronald Reagan e l’astuzia politica di George H. W. Bush che garantirono al Partito Repubblicano anni costellati da enormi successi.

Negli anni il mondo è cambiato, la guerra fredda è finita, nuove sfide si pongono sulla strada delle democrazie occidentali, ma i principi di un tempo sembrano essere ancora una volta la soluzione.