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Nella mattinata italiana è arrivata la conclusione delle indagini del procuratore speciale Robert Hur. Il procuratore ha lavorato riguardante la divulgazione delle carte segrete che l’allora vice-presidente Biden
portò a casa dopo la conclusione del suo mandato. Si parla infatti dei documenti classificati riguardanti l’Afghanistan.

Il rapporto è un misto di esclamazioni alquanto bizzarre e di affermazioni quasi scontate. Il procuratore spiega il perché non procederà contro il presidente. La principale conclusione è che il presidente in carica non può essere indagato in quanto aveva l’autorità per custodire quei documenti. Inoltre, fa presente come il presidente si sarebbe presentato alla giuria “come un uomo anziano empatico, ben intenzionato e con una scarsa memoria”, come emerso nella deposizione davanti agli investigatori.

Hur afferma che sembrava presentare limiti significativi in fatto di memoria durante le sue testimonianze. Infatti non ricordava il suo periodo da vice-presidente e non seppe dire nemmeno quando si concluse il suo mandato. Non ricordava, nemmeno dopo diversi anni, quando morì suo figlio Beau. Il rapporto aggiunge che la sua memoria appariva confusionaria nel descrivere persino il dibattito sull’Afghanistan.

A seguito della presentazione del rapporto, il presidente è intervenuto in merito rispondendo a una domanda del giornalista di Fox. “Non ho mai diffuso informazioni classificate. Avrei dovuto prestare più attenzione a come quei documenti venivano gestiti”, ha ammesso Biden. “Il procuratore speciale ha concluso che io non ho commesso nessun crimine con le carte classificate. Non solo: io ho collaborato con la giustizia, deponendo per cinque ore in due giorni, l’8 e il 9 ottobre, all’indomani dell’attacco di Hamas contro Israele, quindi nel bel mezzo di una crisi internazionale. La mia memoria è a posto: guardate quello che ho fatto da quando sono presidente”.

Lo sfidante, Donald Trump, è già passato all’attacco additando la giustizia di avere un doppio standard. Ma quello che rimane sotto gli occhi di tutti è il fatto che un procuratore speciale incaricato abbia determinato che il presidente in carica non sia nelle condizioni di poter fare il presidente della nazione, ed è un fatto gravissimo, gettando ombre anche sull’attuale potere che governa la nazione più importante del mondo. Non solo non doveva ricandidarsi, ma doveva anche essere rimosso se le sue condizioni non permettono il corretto svolgimento dell’incarico.