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Nei giorni scorsi il capogruppo PD dell’Europarlamento, Brando Benifei ha usato queste parole per
riassumere la situazione degli agricoltori italiani:
“La destra addita l’Unione Europea e la transizione ecologica come causa di tutti i mali degli agricoltori, ma omette di dire che è stato proprio il Governo Meloni ad aumentare loro le tasse ripristinando TIRPEF, togliendo le agevolazioni per i giovani agricoltori e gli incentivi per le rinnovabili. E mentre i costi del carburante e delle materie prime continuano a salire sono proprio gli investimenti nella transizione verde a rappresentare la migliore occasione possibile per innovare il settore agricolo e creare un futuro sostenibile. Meloni la smetta di sbraitare contro l’Europa per fare misera propaganda”.

Queste parole, le useremo come spunto per fare alcune considerazioni, non in merito alle dichiarazioni fatte, ma su quello che succede in Europa quando, per esempio, si va a votare le proposte della Commissione. Non si vuole nemmeno affrontare le scelte del governo, sia che siano giuste o sbagliate, ma vorremmo capire se i parlamentari nazionali eletti che vanno a Bruxelles vanno con degli scopi o se vanno solo per occupare la poltrona e prendersi i soldi.

Sappiamo che l’Europa non è una federazione ma un’unione di stati, e per questo chi viene eletto in primis dovrebbe fare gli interessi della propria nazione, e poi quelli dell’Europa intera, in quanto la crescita di una nazione singola andrebbe a beneficio dell’Europa intera. Quindi vedere che un europarlamentare, o una parte politica, addita le scelte europee come panacea di tutti i mali francamente è qualcosa di lunare. Proviamo a spiegarlo attraverso due argomenti attualissimi:

  • Il green deal europeo, con parole semplici “rendere l’Europa il primo continente al mondo a
    impatto climatico zero”. L’accordo sul clima rappresenta l’apice dell’ideologia della nuova sinistra
    mal applicata alla realtà. Con questo patto si vorrebbe trasformare l’economia e la società in dei modelli per il mondo intero. Stanziando fondi di miliardi e miliardi si cerca di rendere le nazioni
    europee competitive e ad impatto climatico zero. Purtroppo, piano piano viene fuori ciò che
    nessuno di questi scienziati della Commissione e del Parlamento Europeo ha mai detto, cioè che si
    vuole rendere il continente sempre più povero e poco competitivo, dipendente in questo caso dalla
    Cina, come fu per il gas dalla Russia.
    Facciamo degli esempi concreti. I trasporti sostenibili elettrici sono una chimera, non solo ciò comporterà la sudditanza cinese verso questo tipo di materie prime che servono per produrre
    questi tipi di auto, ma fa dell’inquinamento cinese la punta di diamante per dichiararci amici
    dell’ambiente. Un controsenso unico che nemmeno Sherlock Holmes potrebbe riuscire a
    districare.
    Per non parlare dell’industria. Nostro fiore all’occhiello che è sempre stato volano della nostra
    nazione distrutta prima dalla giustizia italiana e poi dalla fantomatica de-carbonizzazione dell’Ilva
    di Taranto, acciaieria più grande in Europa e mai usata appieno delle proprie possibilità, e poi con
    le case automobilistiche che vanno a produrre all’estero, in primis la Fiat che in seguito chiede
    contributi allo Stato come se esso fosse una banca che elargisce senza se e senza ma.
  • L’agricoltura sostenibile francamente non si sa cosa voglia dire, in quanto di per sé chi produce
    dovrebbe essere la prima persona a tenerci all’ambiente dato che lavora proprio con la terra.
    Proprio perché nessuno vorrebbe mangiare qualcosa che può far male anche a se stessi.
    Invece di incentivare la produzione agricola, l’Europa da soldi per lasciare i campi incolti e
    abbandonati a se stessi perché si pensa che la coltivazione produce inquinamento, come anche chi
    dice che macellare e produrre carne sia dannoso per l’ambiente. Mentre nel continente si muore di
    fame e la merce al produttore viene pagata una miseria, grazie alla globalizzazione importiamo
    tutto senza porre né barriere all’entrata, né domandandoci come vengono fatti quei prodotti.
    Ponendo così l’ennesimo controsenso.

Questi sono solo alcuni esempi che si possono fare per far emergere le contraddizioni che emergono nelle scelte politiche nel nostro continente. L’Europa dovrebbe essere si un modello, ma sostenibile prima di tutto per i propri cittadini, che li aiuti a vivere meglio. Dove ognuno possa crearsi la propria ricchezza senza per forza chiedere allo Stato di essere mantenuti.

Per concludere, posto che si può anche essere d’accordo su alcune delle considerazioni fatte dall’europarlamentare Benifei, vogliamo ricordarle che i soldi si danno da una parte e si levano dall’altra, come insegna l’economia di base, e soprattutto ci piacerebbe domandargli se quando va a Bruxelles ci va facendosi i conti su come le norme che sta andando a discutere e/o votare siano favorevoli ai cittadini. Perché i primi risultati che emergono da tutta questa euforia Green non sono dei più rosei, soprattutto per le nazioni mediterranee del continente, che stanno perdendo sempre più il passo a discapito di tutti gli altri, lasciando al solo Stato il compito di corregge queste storture.