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“L’Italia finalmente ha capito la pericolosità del regime iraniano e gran parte del mondo politico ci sostiene nella nostra lotta contro i crimini compiuti da Teheran”. Le parole sono di Ghazal Afshar, portavoce e tesoriere dell’Associazione dei Giovani Iraniani in Italia, che fa parte del Forum dei giovani per la democrazia in Iran e tenta di riunionire i giovani esuli fuggiti da Teheran.

Quali sono le principali sfide che affrontate come Associazione dei Giovani Iraniani residenti in Italia? In seguito alla rivoluzione del ’79 e l’usurpazione della rivoluzione da parte di Khomeini, la nostra attività è volta ad informare l’opinione pubblica – nello specifico i governi occidentali – sulla vera natura di questo regime. Le attività maligne dell’Iran sono possibili solamente perché Teheran basa le sue azioni sulla massima repressione interna e l’esportazione di terrorismo e instabilità nella regione mediorientale. Gli attacchi ai mercantili nel Mar Rosso, il supporto indiretto alle azioni di Hamas obbligano gli stati europei e gli Stati Uniti, ma insieme a loro tutti i paesi liberi e democratici, ad aprire gli occhi sulle barbarie del regime iraniano e terminare definitivamente il lassismo diplomatico che ha caratterizzato diversi paesi prima, ma che ancora oggi è un vergognoso atteggiamento.

Qual è il ruolo cruciale della comunità internazionale nel sostenere la causa dei diritti umani in Iran e come potrebbero essere migliorati gli sforzi internazionali per promuovere il cambiamento?
La comunità internazionale può indubbiamente sostenere la tutela dei diritti umani in Iran. Però per fare ciò è necessario porre fine alla pericolosa politica di appeasement nei confronti di questo regime, che ha già dimostrato di non rispettare la carta delle Nazioni Uniti e i diritti degli individui. La politica di appeasement ha portato l’Iran ad agire ancora più sicura di sé. Pensate solamente alle 750 persone che il reigme ha uccsio durante le proteste dopo la morte di Mahsa Amini; trenta mila prigionieri arrestati sempre durante le manifestazioni per la giovane vittima uccisa dalle guardie rivoluzionarie perchè indossava in maniera errata lo hijab; le 863 esecuzioni eseguite nel 2023 e le già 83 nel mese di gennaio 2024; dieci prigionieri politici che si trovano ora nel braccio della morte e, infine, i 360 prigionieri giustiziati dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas. Internamente, quindi, vi è la massima repressione, mentre esternamente Teheran opera attraverso attività di instabilità. Quindi, direi che è arrivato il momento per dire basta – ma che sia un “basta” definitivo(!) – a questa politica di appeasement. Inoltre, è necessario adottare misure repressive nei confronti del regime – come la chiusura delle ambasciate sul suolo europeo – e l’inserimento nella blacklist delle organizzazione terroristiche le Guardie della rivoluzione. Infine, per passare a una democrazia è possibile sostenere l’unica reale coalizione democratica che da anni denuncia questo regime, cioè il Consiglio nazionale della resistenza iraniana, fondata nel 1981 e di cui è leader è Maryam Rajavi.

Perchè ci parli delle ambasciate? Che ruolo giocano nello scenario che vivete in Iran?
Sono i covi dove il regime raccoglie informzioni sugli iraniani scappati dal Paese e dove si organizzano attentati. Nel 2018 fu un diplomatico iraniano dell’ambasciata iraniana a Vienna, Assadollah Asadi, ad organizzare un attentato a Parigi per colpire il summit internazionale della Resistenza iraniana che si tiene ogni anno a Parigi, organizzato dall’unica formazione democratica che lotta contro la dittatura. Grazie al pronto intervento delle forze di polizia belga e francese, è stato possibie sventare questo attentato che avrebbe portato alla morte centinaia di iraniani. Sarebbe stato vittima dell’attentato anche il senatore Terzi che insieme ad altri nostri partner internazionali aveva partecipato al summit.

La vostra associazione è parte del Forum dei giovani per la democrazia in Iran. Quali sono le attività che svolge questa comunità?
Si, esatto, facciamo parte del forum “Giovani per la democrazia in Iran”, nato per raccogliere i tantissimi giovani che sono sparsi in tutto il mondo e che desiderano vedere il proprio paese adottare un regime democratico. Vogliamo sensibilizzare le opinioni pubbliche, attirare le attenzioni dei governi occidentali… siamo sul campi per raccordare gli sforzi delle diverse realtà sparse nel mondo.

Qual è la vostra visione per il futuro dell’Iran in termini di diritti umani e libertà civili, e quali passi concreti credi debbano essere intrapresi per realizzarla?
La nostra visione – quindi possiamo dire quella del Forum dei giovani per la democrazia in Iran – è basata sui dieci punti di Maryam Rajavi, che al primo posto vedono il rifiuto totale del velayat-e faqih, ossia del governo clericale assoluto. Circa vent’anni fa ha presentato questo piano di dieci punti che prevede, appunto, la distinzione tra stato e chiesa, l’eliminazione della pena di morte, il pluralismo politico e religioso, la parità di genere tra uomini e donne, il riconoscimento dell’uguaglianza dei cittadini, l’eliminazione del nucleare… quindi, la realizzazione di un Iran libero e democratico.

Quale postura ha assunto l’Italia nei vostri confronti e delle realtà come la vostra che lottano per la libertà?
L’atteggiamento dell’Italia, dopo la morte di Mahsa Amini, è stato di due tipi: da una parte la maggioranza del mondo politico italiano ha isolato il terribile regime di Khamenei, dall’altra però ci sono personalità politiche che hanno preferito continuare questa politica di appesament. Dobbiamo anche stare bene attenti da coloro che dicono di voler aiutare l’Iran ma che in realtà hanno ben altri scopi. Ad esempio, dopo le proteste del 2022 si era creata una finta coalizione costituita dal figlio dello scià deposto, una coalizione formata da una serie di personaggi più o meno noti, come giocatori di calcio, attrici che nell’aprile scorso si sono trovate a Georgetown e hanno proclamato alcuni obiettivi… ti ho detto “finta coalizione” perchè appunto è durata ben poco. Il figlio dello scià non a caso promuove l’esistenza delle guardie rivoluzionarie… pensiamo, quindi, a chi veramente sta facendo di tutto, come noi, per promuovere il ritorno della libertà in Iran.