Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Venerdì scorso i media tedeschi Der Spiegel e ZDF avevano pubblicato un’inchiesta congiunta contro l’azienda tedesca BASF, impegnata nella gestione di due stabilimenti chimici nello Xinjiang (regione della Cina nord-occidentale) avviati in collaborazione con la società cinese Xinjiang Markor Chemical Industry nel 2016.

L’indagine ha rilevato che nel 2018 e nel 2019 persone impiegate dalla Xinjiang Markor Chemical Industry hanno accompagnato funzionari statali cinesi in visite a domicilio presso famiglie uigure, nell’ambito di un’iniziativa governativa che, secondo i gruppi per i diritti umani, viene utilizzata per spiare e indottrinare le persone. Lo Xinjiang è difatti non solo la regione più estesa della Cina ma anche l’unica a non aver ancora ceduto totalmente al pensiero unico comunista. La sua poplazione, gli uiguri, costituiscono un gruppo etnico turco prevalentemente musulmano, e hanno da tempo un rapporto conflittuale con Pechino, che accusa molti di loro di volersi staccare dal dominio cinese.

Al dragone non piace chi decide di non seguire le sue “linee guida” così è stata avviata l’operazione “Becoming Family”. Sappiamo da diverso tempo di campi rieducativi o di prigionia, ma qui parliamo di un’operazione su vasta scala. Migliaia di funzionari cinesi vengono “ospitati” dalle famiglie uigure allo scopo di capire le abitudini e gli orientamenti politici della popolazione. Le presunte visite sarebbero avvenute nel pieno della campagna del governo cinese per l’internamento di centinaia di migliaia di uiguri e di altre minoranze nello Xinjiang.

“Le famiglie musulmane in tutto lo Xinjiang ora stanno letteralmente mangiando e dormendo sotto l’occhio vigile dello stato nelle loro case”, ha detto Maya Wang, ricercatrice senior cinese di Human Rights Watch. E’ intollerabile per un’azienda occidentale aver collaborato a un’operazione governativa fatta di abusi contro le minoranze. Nel rispondere alle accuse la società ha dichiarato che nelle sue ispezioni agli stabilimenti non avevano trovato prove di lavoro forzato o altre violazioni dei diritti umani.

Mentre i politici dell’Alleanza interparlamentare per la Cina (Ipac) chiedono che BASF, la più grande azienda chimica al mondo, interrompa la produzione nello Xinjiang, trenta parlamentari di vari paesi hanno aggiunto la richiesta che la società tedesca si ritiri dalla regione.