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Le dichiarazioni di Donald Trump hanno fatto discutere la politica mondiale. Secondo l’ex Presidente, infatti, gli Stati Uniti non dovrebbero soccorrere, in caso di invasione russa, i paesi della NATO che non contribuiscono adeguatamente alle spese di difesa comune. Al netto della frase che risulta inopportuna e si presta a pericolosi fraintendimenti in un momento difficile per l’Occidente, non si può non riscontrare un fondo di verità in questa provocazione. 

Il Patto Atlantico, fin dalla sua nascita nel secondo dopoguerra, ha visto un massiccio coinvolgimento degli Stati Uniti, che si sono fatti carico di oneri e onori nella difesa militare dell’Europa e dell’intero blocco occidentale durante la guerra fredda e nei conflitti contro il terrorismo islamico. Negli anni, infatti, abbiamo visto l’Europa rinunciare a rivestire un ruolo da protagonista all’interno dell’Alleanza Atlantica, ipotecando la difesa militare agli Stati Uniti.

Paradossalmente, sul piano politico, le stesse classi dirigenti europee che si sono sempre schierate contro l’aumento delle spese militari in ambito NATO, hanno sempre lamentato, a loro dire, un’eccessiva ingerenza di Washington in politica estera. Per oltre 70 anni gli Stati Uniti hanno rappresentato da soli il cosiddetto “arsenale della democrazia”, mentre l’Europa si è cullata sull’idea di una pace scontata e definitiva, da non difendere con la forza della deterrenza. 

Questo ha portato, negli ultimi vent’anni, ad un’evidente stanchezza degli Stati Uniti nel sostenere il peso di conflitti lunghi e difficili in aree del mondo lontane e di investire risorse nella difesa del vecchio continente dalla minaccia russa. Durante la sua amministrazione, Donald Trump, impegnato a rivedere il ruolo degli Stati Uniti nel mondo, aveva fatto pressione agli altri membri della NATO affinché rispettassero gli obiettivi di spesa comune concordati nel 2014, all’indomani dell’annessione russa della Crimea, che impegnava tutti i componenti dell’Alleanza a spendere il 2% del PIL entro il 2024. Una cifra marginale rispetto a quella spesa degli Stati Uniti, corrispondente al 3,49% del loro PIL (722 miliardi di dollari soltanto nel 2022), mentre rimangono sotto il tetto del 2% Turchia, Slovenia, Canada, Italia, Portogallo, Cechia, Germania, Danimarca, Norvegia, Olanda, Albania, Croazia, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Francia, Lussemburgo, Belgio e Spagna.

Nel 2018, durante il vertice NATO di Bruxelles, quando la guerra in Europa sembrava un drammatico ricordo del secolo scorso, Trump pronunciò delle parole spaventosamente profetiche: “La Germania è prigioniera della Russia sull’energia e poi noi dovremmo proteggerla dalla Russia, ce lo spieghi. Ci sono paesi come la Polonia che invece non accetterebbero il gas russo perché sarebbero prigionieri della Russia”. L’Europa si ritrova oggi impegnata in una difficile guerra ai suoi confini, mentre deve subire le minacce e le pressioni di un paese dalla quale dipende sul piano energetico e quelle parole risultano attualissime. 

Certamente non si può pretendere che gli Stati Uniti siano i soli a doversi fare carico della difesa comune del blocco occidentale, per giunta contro dei paesi dai quali si continua a dipendere sul piano energetico. Ci si può indignare per le provocazioni scomposte di Trump, ma non si può ignorare il fatto che l’Europa ignora da troppo tempo la chiamata della storia.