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BENJAMIN NETANYAHU PRIMO MINISTRO ISRAELE

Il bombardamento israeliano a Rafah rischia di isolare Israele e fornire un assist ad Hamas, che non desiderava altro.

Ma andiamo con ordine. Nella notte tra domenica e lunedì il governo Netanyahu ha deciso di bombardare pesantemente la città di Rafah, con diverse morti civili, nel tentativo riuscito di liberare due ostaggi. Dato il contesto bellico, questa triste notizia sembra risuonare come le altre che ormai si susseguono dal 7 ottobre. Ma questa volta siamo di fronte ad un momento veramente delicato per le sorti del conflitto. Attimi che se non affrontati con l’appropriata postura strategica rischiano di trasformare uno stato di tensione con ancora alcuni spiragli di soluzione, in una rottura definitiva.

Cosa presenta Rafah di diverso? Siamo nel sud della Striscia di Gaza, qui è presente il valico di frontiera con l’Egitto da cui arrivano i diversi aiuti umanitari internazionali destinati al popolo palestinese. Ragion per cui in tale area si sono rifugiati diversi profughi fuggiti dal teatro bellico del nord della Striscia e sicuri di trovare qui un luogo sicuro, Ma tale certezza è crollata nella notte di domenica.

Il Primo Ministro israeliano sembra intenzionato a proseguire con l’offensiva a Rafah, vista come mezzo per arrivare alla vittoria, ma rischia di sottovalutare il pericolo di creare un disastro umanitario, data l’alta concentrazione di profughi nell’area. Difatti sono proprio tali decisioni affrettate di Netanyahu che stanno minando il suo rapporto con Biden. Il Presidente degli Stati Uniti chiede piani di azioni studiati e condivisi per distruggere Hamas e al contempo minimizzare le perdite nei civili e dunque non perdere la precaria stabilità. Non è un caso che quando Tel Aviv ha lanciato l’offensiva su Rafah, Biden ha comunicato a Netanyahu di evitare di pianificare un’offensiva senza prima aver calcolato un modo per minimizzare le ricadute sui civili.

Nel frattempo, gli Stati Uniti ricevono il Re Abdullah di Giordania per lavorare congiuntamente su una proposta fattibile di tregua. Inoltre tali decisioni di Netanyahu rischiano di allontanarlo dai governi europei, che condannano le ultime offensive in quanto gravose per l’incolumità dei civili. Chi si avvantaggia da tali sviluppi è sicuramente Hamas, che dal 7 ottobre ha un preciso obbiettivo, ovvero quello di divedere Israele il più possibile dai suoi alleati occidentali e soprattutto dai quei alleati del mondo arabo, che potrebbero allontanarsi in caso di gravi ripercussioni sui civili palestinesi.

Oggi più che mai Israele per vincere il nemico terrorista deve procedere con azioni discusse e ragionate che vadano a minimizzare le perdite civili palestinesi.