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LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI, MARCEL CIOLACU PRIMO MINISTRO ROMANIA

Con la sua accorta politica estera Meloni colma un vuoto nelle relazioni bilaterali che si trascinava da oltre un decennio, potenziando la cooperazione in uno scenario rilevante per l’Italia. Dopo l’Africa, ecco una strategia anche per il bacino del Danubio.

Se è vero, come è vero, che la geografia provoca la storia, allora sono chiare le ragioni dell’occupazione romana, le cui radici non sono mai seccate, della Dacia; del resto, Roma aveva già chiare quali fossero le chiavi geografiche che determinano le sorti del mondo, da Dover – prima di John Fisher – ad Alessandria, fino a Portus Ferresanus, dove oggi passa la faglia dello scontro e premono gli Houthi. E allora non stupisce che il primo ministro romeno Marcel Ciolacu abbia dichiarato di voler contribuire alla riparazione proprio della Colonna Traiana – gli “esperti” vorrebbero sigillarla in una teca così da completare l’opera di museificazione/mercificazione della Città Eterna – che rappresenta “una pietra miliare per il popolo romeno e per i rapporti culturali tra le due nazioni”.

È il bacino del Danubio, che sfocia in uno nei mari del Mediterraneo, insieme alla fascia del Nord-Africa e del Medio Oriente, una zona d’interesse prioritario per l’Italia e l’accorta politica estera del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta costruendo una strategia di respiro. D’altronde, l’Italia ha avviato un difficile distacco dalle forniture russe e la Romania può essere un fornitore prezioso di petrolio, estratto nel paese da circa 150 anni, viste anche le nuove scoperte di OMV Petrom; la collaborazione italo-rumena in campo energetico spazia fino al nucleare grazie al Memorandum of Understanding siglato tra SACE, Ansaldo e Societatea Nationala Nuclearelectrica (SNN) con l’obiettivo di sostenere la produzione di energia. È proprio l’Italia uno dei partner più presenti e più affidabili – 15,6 miliardi di interscambio nel 2019 – per la Romania e, infatti, ieri al business forum presso il ministero degli Affari Esteri hanno partecipato oltre duecento imprese italiane e romene.

Insomma, non è un paese da sottovalutare la Romania, anzi, è un paese con una storia e una tradizione di cui tenere in debito conto: modernizzatosi (mirabile l’intervento sul porto di Costanza) sotto la monarchia tedesca – un altro casato era stato collocato sul trono in Grecia – degli Hohenzollern-Sigmaringen; geloso della propria autonomia durante la Cortina di Ferro tanto da essere una zona d’incontro tra campo socialista e non socialista; avviato verso la democrazia e capace di ricucire le ferite del regime, ripartendo – memorabile la visita del Beato Papa Giovanni Paolo II – dall’unità tra cristiani cattolici e ortodossi.