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ALEXEI NAVALNY

Alexey Navalny, conosciuto per essere uno dei più noti oppositori di Putin, è deceduto all’interno della struttura penitenziaria di Kharp a 47 anni. A rendere pubblica la triste notizia è stato il servizio penitenziario federale russo tramite un’indagine sulla sua morte. Le cause del suo decesso sono riconducibili probabilmente ad un malore che l’ex attivista avrebbe avvertito durante una passeggiata.

Sono risultate vane le misure per soccorrerlo durate quasi trenta minuti. Secondo quanto riportano i media russi, Navalny sarebbe morto per un “coagulo sanguigno”, ovvero una trombosi. Intanto gli Usa, l’Ue, la Nato e Zelensky attaccano la Russia, sostenendo la responsabilità del regime sull’accaduto. Accuse che potrebbero avere un fondamento visto che secondo la madre Navalny era in buona salute: “Stava bene, non voglio sentire condoglianze”. Abbiamo visto mio figlio nella colonia penale il giorno 12, avevamo una visita” ha dichiarato Lyudmila Ivanovna Navalnaya. Ad attaccare Putin è la moglie Julia Borisovna: “non possiamo credere a Putin e al suo governo, perché mentono continuamente. Ma se questa notizia è vera, Putin e tutto il suo staff, tutti i suoi uomini, pagheranno per quello che hanno fatto. Saranno portati davanti alla giustizia e questo avverrà presto”.

Navalny era in carcere dal 2021 e stava scontando una pena di 19 anni di reclusione. Questo a causa delle sue inchieste giornalistiche che rivelavano la ricchezza degli oligarchi del Cremlino ma soprattutto era diventato un personaggio scomodo a causa del suo forte coinvolgimento dei giovani. Intanto tutto l’Occidente si scaglia contro la Russia ritenendo il Cremlino responsabile dell’accaduto. Le dichiarazioni
arrivano anche dal nostro Premier, Giorgia Meloni che incita la Russia a fare luce sulla vicenda: “La morte di Alexei Navalny, durante la sua detenzione, è un’altra triste pagina che ammonisce la comunità internazionale. Esprimiamo il nostro sentito cordoglio e ci auguriamo che su questo inquietante evento venga fatta piena chiarezza”.

L’ONU si mostra indignata da quello che è successo: Le Nazioni Unite si sono dette “indignate” dalla notizia e hanno esortato le autorità russe a garantire che venga condotta un’indagine “credibile” sul suo decesso. “Se qualcuno muore sotto la custodia dello Stato, si presuppone che lo Stato sia responsabile, una responsabilità che può essere confutata solo attraverso un’indagine imparziale, approfondita e trasparente condotta da un organismo indipendente”.

L’accaduto mostra l’ennesimo banco di prova di quello che è diventata la Russia, una nazione che non permette di avere personaggi scomodi o semplici oppositori. Alexey Navalny si aggiunge ad un lungo elenco composto – tra i vari – da Anna Politkovskaya, l’ex Vice Primo Ministro Boris Nemtsov e altre decine di persone.