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ELLY SCHLEIN SEGRETARIA PD

Il segretario del Partito Democratico Elly Schlein ha rilasciato una lunga intervista a Repubblica in cui ha contestato le politiche del governo in merito all’autonomia differenziata, al premierato, all’abolizione del reddito di cittadinanza e a tanto altro. Tuttavia, in mezzo a questo lungo elenco di critiche, è apparso evidente anche ad un lettore distratto che continuano ad essere assenti, nelle polemiche delle opposizioni, le proposte politiche alternative alle azioni della maggioranza.

Si ripete ancora una volta il classico copione utilizzato dalle sinistre ogni volta in cui queste si ritrovano all’opposizione. La parola d’ordine diventa attaccare il governo su tutto, criminalizzare o ridicolizzare qualsiasi cosa venga da destra. Un modo di fare opposizione controproducente e poco credibile, ormai noto agli italiani, che non fa bene all’Italia e impedisce alla nostra politica di evolvere in un sano dibattito tra riformisti e conservatori tipico delle grandi democrazie dell’Occidente.

Negli anni ’70 e ’80 si era soliti definire il PCI di Enrico Berlinguer “partito di lotta e di governo” per descriverne la capacità di inserirsi nella burocrazia italiana senza rinunciare a parlare alle masse popolari. Della sinistra di oggi, al contrario, potremmo dire che questa oggi è “nè si lotta e nè di governo”. In controtendenza con i principi socialdemocratici e riformisti che avevano ispirato la nascita del Partito Democratico nel 2007, la segreteria Schlein rappresenta un ritorno all’indietro della sinistra italiana che, incapace di parlare alla maggioranza degli italiani, si rifugia in un bunker identitaria ed estremista.

Il modello politico e sociale proposto dai progressisti nostrani è molto più simile ad un paese del terzo mondo e non ad una grande democrazia occidentale. Il Pd della Schlein, succube dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle e con la sinistra radicale, oggi propone tasse più alte e sussidi in economia, ha difficoltà ad esprimere una linea securitaria in politica interna e spesso giustifica i problemi di ordine pubblico che piegano le grandi città e le periferie, mentre in politica estera si nasconde dietro un ambiguo e pericoloso pacifismo che la porta ad astenersi sugli aiuti all’Ucraina e a schierarsi contro Israele quando questi combatte il terrorismo di Hamas.

Una sinistra che dovrebbe prendere qualche lezione in più dal Partito Laburista britannico di Keir Starmer e qualcuna in meno dal Brasile di Lula.