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SALVATAGGIO MIGRANTI AD OPERA DI MEDICI SENZA FRONTIERE GEO BARENTS ONG SOPRAVVISSUTO SOPRAVVISSUTI MIGRANTE MIGRANTI PROFUGO PROFUGHI

Mentre le opposizioni imprecano contro il governo Meloni sin dal primo giorno del suo insediamento, domandando quotidianamente, come fosse un mantra, quali siano le “risposte”, quali siano “le intenzioni”, quali siano “i risultati”, così pressantemente da non permettergli nemmeno il tempo di ragionare e attuare, ecco invece il manifestarsi dei primi frutti del buon lavoro: sbarchi diminuiti.

Non sarà mica che la Destra fascista, razzista e xenofoba, abbia trovato la soluzione o quanto meno una via da seguire sull’immigrazione? E che questo disegno stia già abbondantemente funzionando senza colpire alcuno? Non avrà contribuito a questo successo anche l’idea della “Meloni-razzista” di ospitare i principali capi di Stato africani – ma non era razzista? – nella grande conferenza Italia- Africa? Le risposte, tanto rivendicate dalla Sinistra, arrivano. Eppure, i consensi non si sprecano; neanche in questo caso, neanche sotto l’evidenza. Forse qualcuno sperava che l’esecutivo fallisse? È così difficile portare idee alternative e potenzialmente migliori al centro del dibattito politico senza farne, di questo, un banale teatrino alla mercé del qualunquismo pur di riuscire a dare fuoco alla bottega dell’altro?

Stando ai dati “nel 2024, gli arrivi sono diminuiti del 41%”. In questo primo mese e mezzo, gli sbarchi in Italia hanno quasi raggiunto la metà rispetto ai numeri dello scorso anno. Il lavoro di una Meloni che prima gira il mondo e poi lo ospita a Roma ha un senso che effettivamente non tutti riescono a cogliere, soprattutto se impegnati a puntare il dito contro l’altra coalizione anziché portare in essere ragionamenti, soluzioni, modelli: come quello Caivano, per esempio, per affrontare l’emergenza migratoria. “Immagino operativamente e mediaticamente un modello Caivano per il Nordafrica” ha detto il Premier Meloni “in particolare per Tunisia e Libia, ben consapevoli delle differenze tra Tripolitania e Cirenaica. Dobbiamo sforzarci di far sentire la nostra vicinanza e il nostro reale spirito di solidarietà intanto con tavoli ministeriali che rafforzino la collaborazione. Andiamo tutti in Libia e Tunisia, sviluppiamo progetti, controlliamone l’esecuzione, coordinando le presenze, in modo che siano cadenzate e diano il senso della continuità”. Da qui la richiesta del Presidente ai suoi ministri che invita ad una convergenza d’intenti da cui possa prevalere un approccio comune fondato sulla vicinanza politica ed economica con cui attenzionare i Paesi dell’Africa settentrionale esattamente come avvenuto nel territorio campano.

La soluzione immigratoria che offre Giorgia Meloni si concentra, dunque, non su una mera e fallace “riparazione” che giungerebbe, come è sempre stato, ex post. La sua è una strategia “ex ante”, che vuol tentare di andare alla fonte, partire cioè dal principio. Se quello dell’immigrazione è vettorialmente un problema dall’esterno verso l’interno, occorrerebbe difatti attuare una “politica sanitaria” che, piuttosto che curare, prevenga, andandone a studiare il fenomeno scatenante. Che senso avrebbe, allora, continuare a incassare colpi escogitando disperati rimedi anziché agire sul punto del nascere? In altri termini, il problema non può essere l’immigrazione in un detto luogo, ma l’emigrazione da un certo luogo; è questa a dover essere risolta. La colpa dello Stato italiano va rintracciata nella cosiddetta fuga dei cervelli, nella emigrazione di concittadini che preferiscono trasferirsi e vivere all’estero perché rinfacciano all’Italia migliori condizioni di vita; questa è la colpa del nostro Paese in cui lo Stato ogni volta può dirsi fallito; ma non può di certo essere mortificato un Paese per questioni immigratorie.

È proprio questa l’ottica semplice e lineare perseguita dal Premier italiano: andare alla radice. In questo senso, è stata fondamentale e determinante la conferenza in Parlamento con i diretti interessati chiamati ad un ragionamento collettivo e condiviso in cui è emersa la volontà solidale italiana di aiutare il popolo africano. Il lavoro richiesto dalla Meloni a tutti i ministri è arduo e singolare in quanto rompe i confini di politica interna spingendosi in territorio estero, arrivando cioè in quei Paesi africani con cui si è stabilita una proficua collaborazione per la crescita e sviluppo territoriale atto a scongiurare la necessità migratoria in Europa. Il duro compito di ogni ministro italiano sarà, dunque, quello di dirigere e amministrare non solo all’interno della propria Nazione, ma anche per il progresso di precisi Paesi terzi. Una sfida geniale, complessa e ambiziosa che però sta vantando già ottimi risultati; tutto questo mentre, voltando lo sguardo verso quella rossa politica interna, ci accorgiamo di una Sinistra sempre più tossica, malata, divisa, financo incapace di accettare l’oggettiva riuscita delle Destre rispetto ad un emblematico tema che sentiva proprio, distintivo, intoccabile.