Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

METROPOLITANA LONDINESE UNDERGROUND INGHILTERRA GRAN BRETAGNA REGNO UNITO TRASPORTI PUBBLICI METROPOLITANA TRENO TRENI STAZIONE STAZIONI

Dal luglio 2022 la caduta di Boris Johnson ed il confuso avvicendamento tra Liz Truss e Rishi Sunak ha provocato una profonda erosione di voti nel bacino dei tories che potrebbero tornare all’opposizione per la prima volta dal 2010.

In quell’anno l’eurorealista David Cameron li riportò al governo dopo diciotto anni dietro i laburisti profondamente trasformati dalla terza via politica di Tony Blair. Oggi del blairismo tuttavia resta ben poco, con Londra capitale della woke culture britannica grazie a Sadiq Khan, sindaco progressista e tra i volti più noti del Partito di Keir Starmer. Khan ha infatti annunciato che stanzierà 6,3 milioni di sterline (7 milioni e 400mila euro) per rinominare “in rosa” le sei linee ferroviarie della London Overground a causa di una toponomastica troppo sbilanciata verso il maschile. Un piano apparentemente grottesco e che “giustifica” l’ingente investimento perché alimentato non solo dal cambio di nomenclatura ma anche dei colori, delle indicazioni segnaletiche e dal rispetto dell’inclusività di ogni passeggero.

In particolare, secondo “Il Giornale” è costato oltre 115mila sterline il coinvolgimento nel progetto dell’agenzia Dnco, specializzata “nel coinvolgimento della comunità creativa” londinese. Khan cerca la riconferma nel maggio prossimo contro la competitor conservatrice Susan Hall, che sulla scelta dell’avversario si è limitata più volte ad ironizzare. La metropolitana di Londra si tinge di rosa grazie al politicamente corretto ma è oggi ricettacolo di una profonda impennata di microcriminalità e aggressioni, più volte ignorate quanto pericolosamente sottovalutate. Un problema sociale che avrebbe meritato più attenzione e sicuramente quantomeno una parte di quei fondi che oggi ribattezzano le linee della metro “Lioness, Mildmay, Windbrush, Weaver, Suffragette e Liberty”.

Sono alcune delle stesse linee su cui Chuchill chiedeva “sangue e sudore” ai suoi concittadini nell’ora più buia, inghiottite oggi dal buio della cultura woke.