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A Poggio Mirteto in provincia di Rieti, ogni anno in occasione della prima domenica di quaresima si
svolge il “Carnevalone Liberato”. Una tradizione che deriva dalla rivolta popolare che portò alla liberazione di Poggio Mirteto dallo Stato Pontificio, avvenuta il 24 febbraio 1861. Questo carnevale “anticlericale” si tenne fino al 1929, quando il regime fascista decise di sopprimerlo vista l’alleanza politica con il Vaticano.

Il piccolo comune reatino fu successivamente un baluardo della resistenza e della lotta partigiana;
furono numerosi infatti i gruppi antifascisti attivi nella zona. L’anticarnevale venne poi ripristinato nel 1977, mantenendo il suo carattere prevalentemente anticlericale. Per questo motivo i banchetti sono a base di carne, alimento che durante la quaresima viene evitato o mangiato con parsimonia dai cattolici e durante i festeggiamenti la maschera popolare più indossata è quella di un diavolo rosso con tridente.

Annualmente, gli abitanti del Paese portano in piazza e danno alle fiamme un pupazzo che rappresenta un politico o un qualunque altro personaggio che occupa ruoli di potere, com’è capitato prima a Berlusconi e poi a Renzi. Ovviamente, sulla scia dell’ormai onnipresente antifascismo, nell’ultima edizione è stato dato alle fiamme un grosso pupazzo che raffigurava Giorgia Meloni, con tanto di braccio teso e con un vestito a forma di fiamma tricolore, la stessa che compare nel logo di Fratelli d’Italia. Mentre il fantoccio veniva incendiato, i manifestanti hanno poi intonato “Bella Ciao” e altri cori antifascisti.

Insomma, una carnevalata ormai anacronistica, volgare e irrispettosa. Il PD non ha nulla da dire?