Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Le elezioni tenutesi in Galizia domenica scorsa sono state le prime dopo le elezioni generali di giugno. Pertanto, sono state vissute come il primo test elettorale per l’attuale governo di coalizione tra il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) di Pedro Sánchez e la sinistra radicale di Sumar, nonché la prova del fuoco per il leader del Partido Popular (PP), Alberto Nuñez Feijóo.

Ebbene, il PP ha praticamente ripetuto l’alta percentuale di voti ottenuta nelle precedenti elezioni regionali del 2020, attestandosi sul 47,5% dei voti e perdendo solo due dei precedenti 42 seggi, ciò che gli consentirà di governare contando su una solida maggioranza assoluta. Il PSOE ha invece ottenuto il peggior risultato della sua storia in Galizia, grattando un esiguo 14% dei suffragi. La sinistra-sinistra di Sumar, giudata peraltro da una politica nata e cresciuta in Galizia, Yolanda Díaz, ha ottenuto un misero 1,9% dei voti e non è riuscita nemmeno a entrare nel parlamento regionale.

Il risultato elettorale rappresenta pertanto un duro colpo per il governo nazionale, a partire dal PSOE. La conclusione principale è di facile lettura: la schiacciante vittoria del PP costituisce una grave battuta d’arresto per Sánchez e rafforza Feijóo nella leadership del PP dopo la deludente performance delle elezioni generali di giugno. La strategia di Sánchez di spostare l’asse politico sempre più verso il populismo di estrema sinistra sta affossando il suo partito, mentre ha beneficiato sia il PP che, sull’estremo opposto dello spettro politico, la candidata nazionalista galiziana e di estrema sinistra del BNG, che si consolida come seconda forza politica regionale con il 31% dei voti.

Tuttavia si sbaglierebbe chi pensasse che questa sconfitta bruciante costringerà Sánchez a cambiare rotta. Vedendosi accerchiato da una sconfitta elettorale figlia di un diffuso malcontento sociale e da una maggioranza parlamentare intermittente e inaffidabile, il presidente del governo punterà invece a “raddoppiare” per raggiungere un accordo con l’indipendentista Puigdemont sulla legge di amnistia, costi quel che costi, pur di poter continuare a contare sui suoi sette voti, vitali per la sopravvienza dell’esecutivo.

Il prossimo, complicato, appuntamento elettorale è nei Paesi Baschi, dove la polarizzazione della campagna tra il Partido Nacionalista Vasco (PNV) e gli indipendentisti di estrema sinistra di Bildu sarà brutale e lascerà ben poco spazio el PSOE. Poi ci saranno le elezioni europee di domenica 9 giugno, vero e proprio secondo turno delle elezioni generali di giugno. Si svolgeranno in un clima molto teso, con la legge di amnistia recentemente approvata, i ricorsi giudiziari e il probabile intervento dell’Unione Europea una volta conosciuta la portata dell’amnistia. Vista l’estrema fragilità dell’attuale maggioranza e il crescente malessere all’interno del PSOE, non è da escludere che un risultato deludente possa determinare la fine della legislatura.