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PAOLO TRUZZU SINDACO

“Sarò al servizio dei sindaci, delle categorie e dei territori: l’ascolto sarà la caratteristica del mio mandato da governatore se i sardi mi sceglieranno”. È partito da lontano Paolo Truzzu. Dall’iscrizione da giovanissimo al Movimento sociale a costituire il nucleo fondativo di Fratelli d’Italia in Sardegna, fino alla candidatura alla guida della sua regione d’appartenenza, supportato da tutto il centrodestra.

La Sardegna si appresta ad andare al voto: domenica 25 i sardi sceglieranno il loro nuovo governatore. Tre contendenti si giocano la guida della regione: Paolo Truzzu, Alessandra Todde e Renato Soru. “Sono una persona concreta che decide dopo aver ascoltato. Perché sono “per” e non “contro”, a differenza dei miei avversari. La loro è una campagna vecchia, aggressiva e fuori dal tempo”, non le manda a dire Truzzu ai suoi avversari. Gli chiedo, quindi, quali saranno le sue prime azioni se verrà scelto dai suoi concittadini.
“Ambiente, agricoltura, crescita demografica ed economica… senza rivoluzioni, ma con ascolto e dedizione, questa regione deve far emergere le sue ricchezze. Nessun attrito con Solinas, anzi. La scelta di candidarmi è avvenuta dopo un confronto in Sardegna, forse per la prima volta dopo tanti anni. In questa nuova avventura ci sono molti candidati che hanno lavorato con Solinas, in Giunta o tra i banchi del Consiglio. Li considero una ricchezza”.

Il padre, socialista, approvò la scelta del figlio Paolo di iscriversi all’MSI, da dove cominciò la sua gavetta. “Politica e grandi scontri all’università, gli studi personali, la costruzione di un gruppo storico che ancora oggi è in campo, sull’esempio di tanti militanti, considerati fratelli maggiori. La cosa bella è che tante di quelle persone oggi mi danno una mano in maniera disinteressata”. Come Giorgia Meloni, mi dice Paolo “ho iniziato a fare politica all’epoca della morte di Falcone e Borsellino. Come tanti altri ragazzi della mia generazione sentii l’esigenza di impegnarmi e di fare qualcosa per ideali più grandi.” Ora, tra gli ideali più grandi vi è l’onere e l’onore di correre per guidare la sua Regione. “Allora Paolo – gli dico – andiamo al dunque: uno dei temi della campagna elettorale è stato inevitabilmente il mondo agricolo. Manifestazioni sparse in Europa e in Italia rispecchiano le esigenze di un settore messo a terra dalle politiche europee e dalla concorrenza sleale dall’estero, non credi?”. Prima di rispondermi cita un pensatore che al mondo conservatore europeo e italiano sta molto a cuore, Roger Scruton, dicendosi “scrutoniano dal punto di vista ambientale. E aggiungo che mi piace pensare che esista una ecologia di destra, per non lasciare stupidamente il tema alla sinistra”. Ma quindi, lo incalzo, cosa farai per gli agricoltori sardi? “Nel percorso di ascolto della campagna elettorale abbiamo privilegiato le visite alle aziende agricole. Esistono tante eccellenze che chiedono sostegno all’internazionalizzazione e sistemi di trasporti più efficaci. C’è da lavorare sulle diverse filiere, con regimi di aiuti più chiari e veloci. Ci occuperemo della riforma della Pac dando il nostro contributo, sentite anche le diverse associazioni, in sede europea. Un altro aspetto è il potenziamento degli enti agricoli e dello stesso assessorato regionale. Non è politichese: ci vogliono più strategia e più persone qualificate”.

Anche la Sardegna, come il resto d’Italia, soffre l’assenza di manodopera nell’ambito agricolo. Non è di certo una novità questa mancanza. Il problema di questa terra, dico a Paolo Truzzu, non è solo la mancanza di braccia per l’agricoltura, ma proprio l’assenza di persone. La decrescita demografica rischia di svuotare la regione nel lungo periodo. “Come farai, Paolo, a convincere i giovani a rimanere e alle coppie di mettere al mondo dei figli?”, gli chiedo. “È vero, la situazione è preoccupante. Abbiamo il triste primato di essere la regione fanalino di coda dell’Europa nel tasso di natalità. Non credo esista una sola ricetta. Tuttavia, dobbiamo sostenere la famiglia naturale fornendo servizi ai genitori, a partire da un assegno mensile per i nuovi nati. La questione, però, è molto più ampia. Dobbiamo fare in modo che la Sardegna cresca, faccia più impresa, sia maggiormente competitiva, attrattiva e innovativa. Così possiamo avere la necessaria serenità per mettere su una famiglia con figli.” Insomma, per farla in breve, giustamente la soluzione non è solo dare aiuti economici. È necessario che diventi, la Sardegna, polo economico, lavorativo e di sviluppo. Lo svuotamento dei paesi interni, il “fuggi fuggi” dei giovani che vanno nel “continente” e la decrescita demografica tra le conseguenze hanno anche l’allontanarsi dei presidi sanitari dai cittadini. È stato motivo di protesta la sanità in questi anni di amministrazione Solinas. “Che obiettivi hai per il rafforzamento del sistema sanitario Paolo?”, gli domando, e lui è categorico nel dire che “non farò rivoluzioni, ma porrò la mia attenzione alla medicina del territorio per garantire un’assistenza capillare. Poi c’è anche il PNRR che, mettendo a disposizione molti fondi, può permettermi di rafforzare anche la telemedicina. Un’altra idea è quella di riservare le borse di studio soprattutto ai giovani sardi, sempre con l’obiettivo di avere giovani leve che rappresenteranno il futuro della Sardegna”.

In chiusura dell’intervista non potevo non fargli la più classica delle domande che si fa in occasioni elettorali. “Davanti a te, Paolo, non hai una sfida facile. Il cosiddetto campo largo si è compattato candidando Alessandra Todde. Il centrodestra contro un centrosinistra allargato… perché i sardi devono scegliere te?”, “come ho detto prima – risponde Truzzu – io sono per il “per”, non per il “contro” come hanno dimostrato di essere gli altri candidati. Lo si nota, questo loro atteggiamento, da una campagna elettorale condotta in maniera cattiva, aggressiva. Il mio programma è concentrato su un modello di sviluppo della regione che guarda al lavoro vero, creato dall’impresa e dal talento di chi merita. Dall’altra parte rischiamo sussidi a fondo perduto e conti pubblici disastrati. I sardi sapranno come votare.”