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CARLO CALENDA AZIONE SULLO SCHERMO VLADIMIR PUTIN

Da giorni ormai si agitano ripetutamente polemiche contro la Lega sul caso Navalny e le relazioni che vi furono tra il partito di Matteo Salvini e quello di Putin, Russia Unita.

Tutto comincia a partire dalla pubblicazione del comunicato della Lega nel quale si parlava di una scomparsa “sconcertante” su cui fare “piena luce”. Apriti cielo, secondo il leader di Azione Calenda, Matteo Salvini “non ha ritenuto di dire una parola sull’assassinio di Navalny. Il legame con Putin e il suo partito rimane forte. E questo sarà uno dei grandi problemi dopo le Elezioni europee che inciderà sulla tenuta del governo”. Due giorni fa, a causa dei suddetti motivi, Azione ha lanciato una mozione di sfiducia contro il ministro dei trasporti: “Abbiamo chiesto a Matteo Salvini ripetutamente di mostrare la prova della rescissione dell’accordo tra Lega e Russia Unita. Non l’ha voluto fare” – così ha detto
Carlo Calenda.

La mozione prende la firma persino di Giuseppe Conte e di Elly Schlein. Il primo qualche anno fa sosteneva che non era vero che Putin non volesse la pace, inoltre nel 2020, quando era Premier ha fatto sfilare l’esercito russo in Italia sull’autostrada del Sole; la seconda contrariamente alla linea adottata dal suo partito titubava sul sostegno all’Ucraina. Salvini in merito alla mozione non è sembrato affatto intimidito: “Sarà la quindicesima mozione di sfiducia che la sinistra propone in questi anni. L’opposizione fa il suo mestiere, se vanno avanti con le mozioni di sfiducia, vuol dire che per loro va bene così, non è un problema per me” – ha detto il leader leghista.

Ma forse, Calenda dimentica che Salvini non era l’unico ad avere avuto rapporti con lo Zar. Lui stesso durante il governo Renzi in seguito ad un incontro con la Russia confermava “l’amicizia e l’importanza della partnership economica e finanziaria con la Russia e rilanciare la cooperazione tra i due paesi, puntando su progetti d’investimento comune sia in Russia, che in Italia nei più diversi settori: dall’energia all’alta tecnologia, passando per l’agroalimentare. Inoltre dichiarò che “Italia e Russia insieme rappresentano un pezzo molto importante del Pil italiano”.

Oltre a Calenda, tra le persone che hanno avuto ottimi rapporti col presidente russo troviamo Matteo Renzi che, nella stessa occasione contestò duramente le sanzioni imposte dall’UE nei confronti della Russia, tanto da beccarsi le lusinghe dallo stesso Putin:  “Renzi è un grande oratore, mi complimento con lui per l’ultimo intervento. L’Italia può andare fiera di un premier del genere”. Il 9 gennaio 2017 l’allora Premier Matteo Renzi lo chiamò anche per fargli gli auguri per il Natale ortodosso.

Il successore di Renzi, vale a dire Paolo Gentiloni, strinse sorridente la mano a Putin, suggellando così i sei accordi di Sochi in cui si sottolineava l’importanza di “trovare punti comuni” con la Russia “per risolvere le crisi internazionali”. Spostando le lancette indietro, Romano Prodi vantava un grande rapporto di amicizia con Putin. Mentre Enrico Letta, nel novembre 2013, riceve Putin a palazzo Chigi per firmare sette accordi istituzionali e venti partnership commerciali. Il vertice accompagnato da battute e convenevoli, il tutto si concluse con Putin che si mise a suonare il pianoforte.

Oggi la sinistra fa finta di non conoscerlo, imputando solamente alla destra di essere pro Putin e dimenticando così completamente il suo passato.