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Attentati, golpe militari, guerre civili, metalli preziosi, il Sahel è definitivamente una polveriera che rischia di provocare seri effetti destabilizzanti per il continente europeo.

Ieri in Burkina Faso si è consumato l’ennesimo episodio di violenza brutale ai danni di una comunità cristiana. Tale evento non deve essere considerato un caso isolato, ma deve essere inserito in un contesto più ampio al fine di poter comprendere le pericolosità potenziali che si celano dietro di esso. L’irruzione del commando terroristico, di matrice islamico fondamentalista, durante la celebrazione di una messa nel nord del Burkina Faso ha provocato almeno 15 morti, ma il bilancio delle vittime potrebbe crescere nelle prossime ore.

Siamo precisamente a Essakane, una località non casuale per possedimenti e collocazione geografica. Difatti il villaggio ospita un’importante miniera d’oro e si trova in uno dei punti più caldi del Sahel, in una zona di confine con Niger e Mali, paesi noti per i recenti colpi di stato militari. Quest’ultimo rappresenta una tendenza assai diffusa nel Sahel, solitamente accoppiato alla vicinanza dei golpisti alle milizie russe della Wagner, che non ha risparmiato nemmeno il Burkina Faso.

Difatti anche in questa nazione una giunta militare, attraverso un coup d’ètat, è salita al potere con la promessa di riportare ordine e sicurezza e contrastare un altro fenomeno dilagante nel Sahel, quello dello stato islamico di matrice jihadista avente l’Isis come punto di riferimento. Difatti l’Isis ha effettuato una translatio imperii, mutuando centro geografico dal Medio Oriente al Sahel e trovando qui nuovo terreno fertile dopo la sconfitta in Siria. Rapida avanzata che ha contribuito a innescare la contro-reazione delle ascese militari al potere, intrise anche di sentimenti di repulsione verso la Francia, che la Russia ha saputo ben interpretare in chiave antioccidentale.

In questa regione milizie militari e terroristiche sono in forte contrapposizione ma entrambe presentano una forte postura antioccidentale. Non un dato positivo, vista l’importanza della stabilità di questa regione per quella europea. Ulteriori conflitti nel Sahel avrebbero l’effetto di creare nuove partenze verso l’Europa, aumentando per i leader europei le difficoltà della gestione del sempre più difficile fenomeno migratorio.

Nel Belpaese l’attenzione verso quest’area è sottovalutata, ma già dalle parti di Parigi sanno che quando a tremare è il Sahel, le scosse si sentono ben forti anche in Europa. L’attentato di ieri nella Chiesa riporta noi europei ed italiani a rivolgere attenzione sull’instabilità della regione, che rischia di creare un nuovo stato di tensione nella contemporanea guerra mondiale a pezzi.