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DAMIANO TOMMASI SINDACO DI VERONA

Il progressismo ideologico della sinistra democratica colpisce ancora. Questa volta, in Veneto, il tema in discussione è la festa della donna. Secondo l’ideologia progressista veneta, la festa durerà due mesi, ma solo per chi rispetterà alcune condizioni, cioè l’essere queer ed abbracciare la nuova religione incentrata sulla disforia di genere.

La cosa ha dell’incredibile, ma come anticipato, nel capoluogo veneto, la donna verrà celebrata, non in tutte le sue forme e rappresentazioni, ma solo se si identifica con il movimento queer. Si dicono soddisfatti sia il sindaco Tommasi sia l’Assessore delle pari opportunità. Le iniziative pagate dal comune saranno innumerevoli, andando dalla promozione della Bibbia Queer, all’insegnamento ai bambini di come ci si può sentire donna, passando dall’intento di far prendere consapevolezza ai bambini della predominanza maschile nella toponomastica delle scuole della città. A proposito della nuova religione, l’Assessore alle pari opportunità spiega così la promozione della bibbia: “Il dio queer è strambo, poliamoroso, scandaloso nel senso etimologico del termine, perché pone inciampi al nostro cammino troppo lineare e rettilineo. La trinità è contro il modello della famiglia patriarcale”.

Risulta indecifrabile anche ai più colti, ma questo è come il PD concepisce la donna e la religione. Ci saremmo attesi dai compagni ben altro, magari una serie di incontri aventi come tema il femminicidio, ma non puntando alla crocifissione eterna maschile, ma magari delle discussioni dove intervengano psicologi, rappresentanti delle associazioni e tanti altri che possano far capire ai giovani e meno giovani cosa rappresenta la donna; oppure degli incontri sulle disparità che ancora esistono nel nostro paese tra uomo e donna. Forse queste potevano essere argomenti per aiutare a rappresentare al meglio il genere femminile.

La donna è da sempre sinonimo di purezza e perfezione, non solo esteriore ma anche interiore. Da essa nasciamo e da essa ci sentiamo amati e protetti. Rispettarla e onorarla non deve essere una questione puramente di slogan o di battaglie identitarie che poco hanno a che fare con la celebrazione della donna. È una questione che tocca tutti noi nel profondo. Storpiarla per compiacere delle lobby non aiuta nessuno.