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Era il 27 agosto 1964 quando nelle sale cinematografiche veniva proiettato per la prima volta “Mary Poppins”, film diretto da Robert Stevenson e ispirato all’omonimo romanzo scritto da Pamela Lyndon Travers. Un classico per tante generazioni di bambini, vincitore di 5 premi Oscar nel 1965, finito però nel mirino del politically correct.

Una condanna ormai inevitabile per molti film e libri che non rispettano determinate sensibilità. Nello specifico, Mary Poppins contiene un “linguaggio discriminatorio” e quindi il British Board of Film Classification (Bbfc) sconsiglia di far vedere ai minori di 12 anni il film da soli. È troppo aver usato il termine “ottentotti”, che nel contesto storico di Mary Poppins era utilizzato dagli europei bianchi per indicare i popoli nomadi dell’Africa meridionale e che nel film è stato pronunciato per due volte dall’Ammiraglio Boom, interpretato dall’attore Reginald Owen, per riferirsi agli spazzacamini con la faccia sporca di fuliggine. Di conseguenza, vengono superate le linee guida per il linguaggio accettabile in “U” (Universal) e perciò Mary Poppins è stato classificato in “PG” (Parental Guide).

La BBFC ha comunque rilasciato un commento ufficiale sulla questione rimarcando come “dallenostre ricerche sul razzismo e sulla discriminazione comprendiamo che una preoccupazione fondamentale per i genitori è la possibilità di esporre i bambini a un linguaggio o a un comportamento discriminatorio che potrebbero trovare angosciante o ripetere senza rendersi conto del potenziale reato” e dalla commissione hanno spiegato come tutto questo sia “il risultato dei cambiamenti della società”.

Un’ossessione quella del politicamente corretto sempre più invadente e soprattutto ridicola.