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Non si ferma la violenza degli antagonisti nel capoluogo piemontese. Questa volta a farne le spese è una volante della polizia.

Aggressive proteste no-tav, scontri in città, tensioni davanti alla sede RAI con rivendicazioni pro-Palestina, sono tutti eventi che hanno come filo conduttore i protagonisti e “la loro casa”. Si tratta dei gruppi violenti appartenenti al mondo della sinistra antagonista, ovvero anarchici, collettivi, che a Torino hanno un posto ben preciso di ritrovo, il centro sociale Askatasuna. Un edificio occupato, diventato noto alle cronache nazionali quando pochi mesi fa, il sindaco dem del capoluogo sabaudo lo ha definito addirittura un “bene comune” e meritevole di essere legalizzato. Al posto di ammonire o rieducare i giovani, la sinistra premia i facinorosi e dopo il bel “regalo” i violenti si sentono legittimati ad agire.

Difatti, poco dopo le parole di sostegno del sindaco Lo Russo, sono arrivate le dimostrazioni animate sotto la sede torinese della Rai e per ultimo l’assalto ai poliziotti.

Quello che è andato in scena pochi giorni fa a Torino è un atto gravissimo, una vera e propria azione sovversiva. Una cinquantina di antagonisti hanno assaltato una volante della polizia, tra l’altro davanti alla Questura. Il motivo? Per “liberare”, a detta loro, “un ostaggio dello stato”. Stiamo parlando di un migrante marocchino in Italia dal 2012, con 13 condanne, di cui l’ultima per violenza sessuale. Non un santo. Per di più, nel momento in cui è avvenuto l’attacco degli estremisti, le forze dell’ordine stavano trasportando l’uomo in un centro di rimpatrio in Lombardia, dopo che il prefetto ne aveva decretato l’espulsione. Inoltre, negli ultimi giorni, il soggetto in questione era stato trovato dai militari mentre imbrattava muri della città, scrivendo ingiurie contro le forze armate.  Un elemento pericoloso che trova il sostegno degli antagonisti, che hanno cercato di liberarlo con violenza dalla macchina, ferendo un agente nel raid contro la volante.

Tale episodio non è nato dal nulla, ma è da ricollegare sia alla politica “soft” del comune di Torino. Allo stesso tempo l’episodio è da inserire in un contesto particolare, quello di una settimana di critiche e di delegittimizzazione verso le forze dell’ordine su tutto il territorio nazionale, perpetrata da partiti, testate e intellettuali di sinistra, che non fanno altro che incentivare azioni di questo genere. Mentre bisognerebbe elogiare chi si posiziona in prima linea per salvaguardare la sicurezza del paese, essi vengono contestati, minando il loro operato e dunque la sicurezza della Nazione. Un mondo al contrario.

Con questa ulteriore operazione rabbiosa da parte degli anarchici, viene facile pensare ad un loro legame con il centro sociale Askatasuna come loro base organizzativa, che dunque rappresenterebbe sempre più un pericolo per la sicurezza dei cittadini torinesi.

Non a caso Ferrante de Benedictis, vicepresidente di Nazione Futura e Consigliere comunale di Fratelli d’Italia nel comune di Torino, ha richiesto una comunicazione urgente da parte del sindaco nel prossimo Consiglio comunale del 4 marzo in merito ai possibili legami tra centro sociale ed antagonisti. Poi De Benedictis, non avendo ricevuto risposta dal sindaco dem, ha presentato un’interpellanza alla giunta comunale per capire se il percorso di coprogettazione con il centro sociale verrà interrotto dopo l’ennesimo episodio di violenza e quali azioni l’amministrazione comunale metterà a terra per sgomberare definitivamente l’edificio occupato di Corso Regina Margherita.

“A differenza della magistratura e delle forze dell’ordine, le istituzioni non hanno ancora condannato con fermezza il centro sociale, ma fino ad ora lo hanno premiato con l’avvio del percorso di coprogettazione”, queste le parole del Consigliere De Benedictis che sintetizzano la situazione surreale dell’amministrazione dem.

Inoltre, De Benedictis ci spiega come il centro sociale Askatasuna proprio negli ultimi anni sia diventato un luogo attrattivo per molti ragazzi liceali e universitari, che rimasti soli e senza luoghi sani di aggregazione, a causa delle tante chiusure imposte nel periodo covid, hanno trovato nello stabile occupato un luogo di evasione e “trasgressione” dalle pesanti regole che imponevano il distanziamento. La voglia di libertà del mondo giovanile è stata mal sfruttata dai più grandi frequentatori del centro sociale, che hanno indirizzato i più giovani verso idee folli e verso l’educazione alla violenza.

Un clima di tensione che si respira nella città, che molti come il Consigliere di Fdi De Benedictis non vogliono più rivivere, dal momento che ricorda gli anni più bui vissuta negli anni 70, nei cosiddetti anni di piombo, quando Torino era il motore industriale del Belpaese e gli operai erano reclute facili degli estremisti di sinistra, come lo sono oggi i giovani studenti da parte dei collettivi.

Casa Reale Savoia, Fiat, l’Avvocato Agnelli, Juventus e Toro, la città sabauda nella storia italiana ha avuto sempre una forte identità, che però oggi sta perdendo e lo si vede proprio nei comportamenti dei più giovani, che diventano prede facili dei collettivi. Se si vuole invertire la tendenza bisogna ripartire proprio dai più piccoli, insegnarli che esistano alternative positive.

Come ci ricorda De Benedictis, Torino è anche la città dove si è concentrato l’operato di Don Bosco, che ha insegnato ai ragazzi che alternative positive esistono, e dunque vi deve essere speranza nel futuro dando alle nuove generazioni più attenzione.