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Pubblichiamo in esclusiva l’articolo di Ghazal Afshar, portavoce e tesoriere dell’Associazione Giovani Iraniani residenti in Italia.

Venerdì 1 marzo cio’ che il regime iraniano temeva di più e che tentava di impedire per mesi si è finalmente verificato. Il popolo iraniano ha scelto un boicottaggio senza precedenti delle sue elezioni farsa inviando così un chiaro segnale ai funzionari del regime: gli iraniani non tollereranno per sempre il regno dei mullah.

Negli ultimi mesi, il leader supremo del regime Ali Khamenei ha adottato misure per consolidare il potere e rafforzare il suo regime contro ulteriori ondate di proteste. Nelle settimane passate, infatti, ha sottolineato nei suoi discorsi l’importanza delle elezioni parlamentari dichiarando che la partecipazione alle elezioni è una questione di “sicurezza nazionale”, il che significa essenzialmente preservare la presa del potere da parte del suo regime. Ciò sarebbe servito inoltre come giustificazione per la manipolazione dei voti e dei risultati dopo la chiusura delle urne: l’accettazione di documenti di identità senza foto, l’astensione dal timbrare i documenti degli elettori, l’autorizzazione di cinque diversi tipi di documenti per il voto e il ricorso alla corruzione per incoraggiare le persone a votare sono solo alcune delle tattiche impiegate dal regime per facilitare la manipolazione dei risultati.

Nelle basi militari, i soldati venivano costretti a votare e veniva loro promessa una pausa di quattro giorni se avessero espresso il loro voto. Secondo i media del regime, Moussa Kamali, consigliere senior della guarnigione di addestramento delle forze armate, ha esortato inoltre i soldati a costringere le loro famiglie e i loro amici a partecipare alle elezioni farsa. Anche i prigionieri e i lavoratori delle fabbriche statali sono stati costretti a votare. Il giorno delle elezioni, Khamenei ha implorato ancora una volta i suoi lealisti di votare, affermando: “Utilizzate questa opportunità e votate nelle prime ore”.

Ma nonostante questi sforzi, l’affluenza alle urne è stata disastrosa per il regime. Numerosi resoconti di giornalisti e sostenitori del PMOI (Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran) in tutto l’Iran hanno indicato che i seggi elettorali erano vuoti e pochissime le persone andate a votare.

Tuttavia, come in passato, non ci stupiremo se il regime ricorrerà a diverse tattiche per manipolare i risultati e dichiarare un’elevata affluenza alle urne nonché risultati predeterminati, nonostante il boicottaggio sia stato così diffuso che persino i media del regime non hanno potuto negarne l’enorme portata. Nel complesso, il popolo iraniano è stato testimone di un boicottaggio nazionale e di una clamorosa sconfitta di Khamenei.

La signora Maryam Rajavi, presidente eletta della Resistenza iraniana per il periodo di transizione, ha descritto le recenti elezioni come un “Grande No” alla dittatura e come segno di volontà del popolo iraniano di rovesciare il regime del Velayat-e Faqih, che da oltre quattro decenni usurpa e calpesta il diritto del popolo iraniano alla libertà e alla sovranità. Khamenei e il suo regime emergeranno da questa farsa molto più deboli e vulnerabili, il che porterà a un’inevitabile accelerazione del processo di rovesciamento. La signora Rajavi ha difatti aggiunto: “Il sonoro ‘No’ del popolo iraniano è un segno delle rivolte che si sentiranno da ora in poi e preannuncia il rovesciamento del totalitarismo religioso”.

In conclusione possiamo affermare che questo storico boicottaggio invia un chiaro messaggio alla comunità internazionale affinché continui a stressare questo regime. Come il popolo iraniano durante la rivolta del 2009 ha cantato “Obama o sei con loro (il regime iraniano) o con noi (il popolo)”, ora, dopo 14 anni, gli iraniani invitano la comunità internazionale a smettere di placare i mullah e a sostenere la resistenza del popolo iraniano. È interesse della stabilità regionale e della pace mondiale un Iran libero, democratico e laico, come descritto nel piano in 10 punti della signora Radjavi. ‎