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La politica interna italiana negli ultimi giorni è stata scossa da un’inchiesta che ha infiammato, più a destra che a sinistra, gli animi di molti politici, e non solo. Ebbene sì, ci riferiamo proprio al “caso dossieraggio”, caso nel quale funzionari dello Stato avrebbero abusato del loro ruolo al fine di accedere ad informazioni sensibili su politici e non solo, per poi diffonderle. Tutto ciò, forse, guidato da un disegno politico già prestabilito.

Ma partiamo dal principio. La vicenda inizia nell’ottobre del 2022, quando il quotidiano “Domani” accusa il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, di conflitto di interessi per i compensi percepiti dal ruolo svolto in passato di consulente presso la società Leonardo, società pubblica attiva nel settore della difesa, e il ruolo istituzionale che ricopre. Tuttavia, alle semplici accuse il quotidiano di De Benedetti, l’”Odiatore” per eccellenza del centro-destra, fa seguire la pubblicazione di informazioni finanziarie estremamente dettagliate, concernenti gli incarichi ricoperti dal Ministro della Difesa prima di assumere, per l’appunto, il ruolo di Ministro. Una violazione della privacy che ha incalzato Crosetto a sporgere denuncia, spingendo la Procura di Perugia ad aprire un’indagine.

L’inchiesta ha portato alla luce, proprio in questi giorni, novità di considerevole importanza. Secondo le indagini effettuate dalla Procura di Perugia, guidate dal Procuratore Capo Raffaele Cantone, il Tenente della Guardia di Finanza, Pasquale Striano, in servizio presso la Procura Nazionale Antimafia, avrebbe effettuato centinaia di accessi illegittimi e abusivi alle banche dati tra il 2018 e il 2022, accedendo ad informazioni sensibili su personaggi e manager noti, come ad esempio Fedez e Carlo Bonomi, e politici, questi ultimi per la maggior parte di centro destra, come ovviamente Guido Crosetto, ma anche Matteo Salvini, Giuseppe Valditara e Francesco Lollobrigida, solo per citarne alcuni, al fine di divulgare alla stampa
tali dati sensibili.

“Ritengo gravissimo che in Italia ci siano dei funzionari dello Stato che hanno passato il loro tempo a violare la legge facendo verifiche su cittadini, comuni e non, a loro piacimento per poi passare queste informazioni alla stampa, ed in particolare ad alcuni esponenti della stampa. Utilizzare così le banche dati
pubbliche non c’entra niente con la libertà di stampa”, ha affermato il Premier Giorgia Meloni, e ancora: “Credo serva fare molta chiarezza su quello che scopriamo in queste ore dai giornali, da un’inchiesta a Perugia secondo la quale ci sono funzionari dello Stato italiano che fanno dossieraggi ad personam per passare le notizie ad alcuni giornali, segnatamente al giornale di De Benedetti. Vogliamo sapere chi sono i mandanti, perché questi sono metodi da regime” ha concluso dal palco di Pescara la Meloni.

Parole dure provengono anche dal Guardasigilli Carlo Nordio, il quale afferma: ”È un fatto estremamente grave, che si innesta in una situazione ormai sedimentata da anni: il diritto alla privacy, garantito dall’articolo 15 della nostra Costituzione, è diventato ormai una sorta di aspirazione metafisica”. Affermazioni stroncanti giungono, infine, anche da Giovanni Donzelli, Vicepresidente del Copasir (il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica): “I mandanti devono essere scoperti, nessuno ci può raccontare che un uomo della Guardia di Finanza si sveglia e fa così, per passione, 900 accessi e li regala a un giornale di sinistra, come Il Domani di De Benedetti, senza che ci sia una richiesta, né un disegno politico, soltanto perché la mattina si è svegliato storto, non ci crede nessuno”.

La lista degli indagati, infatti, oltre al Tenente della Guardia di Finanza Striano, comprende anche il magistrato Antonio Laudati, accusato di aver aperto quattro istruttorie, accedendo abusivamente alle banche dati, senza presupposti investigativi, bensì per fini personalistici. Tra gli indagati ci sono anche quattro giornalisti, tre dei quali appartengono alla stessa testata giornalistica, ossia (guarda caso) il Domani. Quest’ultimi sono indagati di concorso in accesso abusivo informatico con l’accusa di aver indotto Striano a svolgere alcune ricerche abusive.

Questa mattina è stato ascoltato in Commissione Antimafia il Procuratore Cantone, il quale ha affermato: “Si tratta di una vicenda oggettivamente molto grave, perché il numero degli accessi fatti è eccessivamente elevato”, e ancora: “I numeri sono molto più preoccupanti di quelli che sono emersi: si
tratta di numeri inquietanti, davvero mostruosi”. Striano, infatti, avrebbe effettuato oltre diecimila accessi alle banche dati, e Cantone ipotizza che la congettura accusatoria potrebbe essere che: “La stampa abbia
commissionato le attività di informazione a un ufficiale di polizia giudiziaria”.

Ieri, in Commissione, il Procuratore Nazionale Antimafia Giovanni Melillo aveva affermato ed evidenziato l’estrema gravità dei fatti accaduti, tuttavia dichiarando: “Potrà essere interessante rilevare che nella nostra banca dati, ben lontana dall’essere un mostro nero, si ritrova una ridotto numero delle Sos (segnalazioni di operazioni sospette) generate nel sistema finanziario e trasmesse dall’unità di informazione finanziaria”, a sottolineare la percezione avuta dal Procuratore Nazionale di strumentalizzare gli avvenimenti al fine di screditare Istituzioni di carattere neutrale, o che almeno dovrebbero esserlo,
come la Procura Nazionale Antimafia.

Un’inchiesta, questa del “caso dossieraggio”, che da una parte ha aperto un vero e proprio “Vaso di Pandora” e che dall’altra ci conferma come tali operazioni criminose possano ledere le nostre Istituzioni e compromettere alla base il confronto democratico, pilastro dello Stato di Diritto.