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DONNA IN GRAVIDANZA STATO INTERESSANTE MATERNITA' INCINTA DONNE INCINTE GENERATE AI PANCIONE

Il più grosso abbaglio che si possa avere trattando un tema come l’aborto è pensare che la scienza possa aiutarci a risolverlo. Peccato che la scienza si limiti a descrivere ciò che avviene, ma non possa per suo statuto dare un nome alle cose. Qualificare, nominare, definire cosa sia una “persona umana” è compito di giuristi, linguisti, filosofi, è compito di chi si interroga sui confini della vita umana che sono sempre arbitrari dal punto di vista del diritto.

In realtà definire questo concetto sarebbe davvero la soluzione del problema etico dell’aborto, dato che ciò che è “persona umana” dovrà essere tutelato, mentre ciò che non lo è, o non lo è ancora, non
avrà ragione di esserlo. Così per secoli si sono interrogati giuristi e pensatori di ogni genere: c’è chi ha individuato come momento di inizio della persona la nascita, dovendo però ammettere che terminare la vita del bimbo poco prima del parto sia cosa degna e opportuna; c’è chi per cautela o per credenza religiosa ha ritenuto che già dal concepimento l’embrione potesse dirsi persona, dovendo però qualificare come vita un embrione che non ha alcuna seppur vaga fattezza umana; c’è chi ha preso una via di mezzo, individuando come momento in cui iniziare la tutela un momento intermedio.

L’intuizione di fondo del nostro ordinamento è che l’embrione abbia un progresso graduale da costituire vita potenziale a essere sempre più sviluppato e meritevole, con l’avanzamento della gravidanza, di sempre maggiore tutela. Questo è l’approccio anche della celebre sentenza della Corte Suprema USA Roe v. Wade, recentemente ribaltata. Questo approccio graduato, però, che potrebbe apparire un buon “compromesso”, non ha una valenza meno dogmatica dei due approcci opposti fra loro ma “più estremi”, che vorrebbero come limite il concepimento o la nascita. Infatti, sarebbe del tutto arbitrario stabilire degli “scaglioni differenziati di tutela”, in quanto nessun dato soccorre a stabilire a quale grado di sviluppo o al raggiungimento di quale caratteristica un feto diventi una “persona”. Si torna sempre a capo da dove si era partiti. Ma allora qual è la soluzione?

La soluzione potrebbe essere innanzitutto trovare il metodo, la forma e il luogo giusto per discutere di un tema così delicato. Per questo però bisogna spazzare il campo da certi “populismi etici” che tendono a banalizzare la questione. Il più comune di questi luoghi comuni è che la discussione sull’aborto sia un “terreno per sole donne”, quando, come si è visto, la questione non riguarda tanto la dignità della donna, che deve essere indiscussa, quanto piuttosto se anche chi è al suo interno, donna o uomo che sia, abbia una dignità che in qualche misura possa controbilanciare la libertà di liberarsene.

L’assurdità di affermazioni come queste sta proprio nel fatto che la definizione giuridica di chi, o
di cosa, è ospitato nel corpo della donna non può essere decisa dalla donna stessa, così come a
quella stessa donna, come a qualsiasi altro umano, sarebbe impedito di definire sé medesima
come animale anziché umano e farsi vendere o dare in adozione tramite un canile. La definizione
di “persona umana” è sempre dogmatica, ma non può essere disponibile per l’apprezzamento
individuale, dato che su di essa si fonda la modalità di esistere di qualcuno o qualcosa per
l’ordinamento giuridico. Cosa dire, del resto delle donne infertili o mai state gravide? Potrebbero
esse stesse partecipare al dibattito?

Tolte dal campo queste assurdità, non ci si può che preparare ad un discorso aperto, franco, in cui tutte le componenti sociali della nazione siano partecipi, ciascuna con il proprio bagaglio di credenze e inclinazioni culturali. Solo a partire dal dialogo serio e costruttivo potremo anche in Italia trovare un punto di accordo e coesione su questo tema, magari senza abusare delle Costituzioni, che dovrebbero cristallizzare ciò che è fondamentale, ultimo e condiviso, anziché ciò che sgorga dalla istintiva persuasione etica di una o di molte coscienze.