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ELLY SCHLEIN SEGRETARIA PD, GIUSEPPE CONTE M5S

La migliore analisi sullo stato di salute del “campo largo” dopo i risultati abruzzesi la si poteva rintracciare nei volti dei commentatori impegnati nella “mezza maratona” di Enrico Mentana andata in onda ieri sera su La7.

Apparecchiato l’after-hours, si pensava di banchettare sull’onda di una narrazione che voleva un centrosinistra a valanga dopo la Sardegna. Tuttavia già dal primo exit-poll qualcosa pareva dovesse andare storto. Neppure il tempo di pasteggiare la prima pizzetta che, in perfetto stile fantozziano, l’arcobaleno di colori che illuminava i nostri eroi si è andato tingendo verso il blu tenebra.

Si perché Elly Schlein crediamo debba chiedere i danni a tutti quei giornalisti che da 20 giorni, raccontando una storia che non esiste, le avevano promesso vittoria sicura. Una vittoria tanto forte da travolgere anche il Governo di Giorgia Meloni.

Adesso che la realtà ha fatto irruzione nella storia, come sempre accade, i dirigenti del centrosinistra dovranno raccogliere i cocci di una sconfitta assai più fragorosa di quanto dicano gli stessi numeri. Fragorosa perché, diradati i fumi delle illusioni mediatiche, torna prepotente il tema della compatibilità tra gli elettorati di Pd, Cinque Stelle e centristi di vario conio.

Compatibilità che appariva scarsa già dai dati sardi, attenuata solo dal successo della Todde, che oggi interroga su un punto preciso. A beneficiare, si fa per dire, dell’unità, è solo il Pd, che cannibalizza gli alleati, soffocando i Cinque Stelle in caduta libera, e sostanzialmente cancellando il centro, polverizzato nelle civiche.

Una sconfitta doppia per il campo largo dunque. Doppia perché non solo sul fronte della politicizzazione dello scontro il centrosinistra è stato battuto dal centrodestra, ma anche sul versante del territorio si è consumata una débâcle.

L’idea di un centrodestra disastroso e bocciato alla prova del governo, perché privo di classe dirigente locale, si è rivelata un boomerang, che avrà effetti anche sul prossimo futuro. Marsilio infatti non è solo il primo Presidente di regione riconfermato nella storia dell’Abruzzo, ma soprattutto il primo Presidente di Regione di Fratelli d’Italia in carica per due legislature consecutive.

Se Giuseppe Conte è stato abile nel far credere di poter stare in alleanza, quando la guida della coalizione era sua emanazione, crediamo non perda tempo ora nel riprendere le distanze, continuando a coltivare l’obiettivo del sorpasso sul Pd alle europee, per prendere lui la leadership dei progressisti. E cosa faranno ora i vari Calenda, Renzi e Bonino? Si giocano la sopravvivenza a Giugno.

La verità è che il campo largo per come fino ad oggi è stato presentato non ha nulla di strategico e di politico, risultando esclusivamente una scorciatoia tattica per una compagine piena di personalismi e priva di progettualità. Potrà lucrare su qualche errore degli avversari, ma è condannata alla sconfitta.

Dall’Abruzzo resta l’immagine poco edificante di un candidato fintamente civico che rifiuta i leader, preferendogli la figura di una “madonna pellegrina” da affiancarsi sul palco, ed i vari segretari di partito che giocano a nascondino sui territori. Un paesaggio di cartapesta che non incanta neppure quegli astensionisti che secondo Repubblica dovevano scendere dai monti e invadere i seggi.