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I dati ISTAT 2023 sulla redistribuzione del reddito in italia sono chiari: le nuove manovre economiche del Governo Meloni rispondono direttamente alle famiglie e ai minori e contribuiscono in percentuale all’appianamento delle disuguaglianze. 

Di conseguenza, emergono sempre di più le problematiche legate al Reddito di Cittadinanza dei pentastellati, innovato e in parte dismesso dal nuovo Governo, sia per la mancata trasparenza nell’utilizzo e nella distribuzione dei fondi e del tracciamento di questi, sia per i dati economici che non hanno segnalato miglioramenti. Tommaso Foti, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, non è sorpreso dai dati che dimostrano l’inefficacia del Reddito tra le famiglie italiane, che hanno mantenuto l’indice di povertà invariato con politiche provvisorie. Grazie all’assegno unico universale e al taglio del cuneo contributivo a vantaggio dei dipendenti, il rischio di povertà per le famiglie è diminuito di 0,2 punti percentuali (dal 31,9% al 31,7%). Ora 11 milioni di famiglie (43%) potranno accedere all’assegno unico familiare, grazie agli sgravi contributivi inseriti. Nel 2023 si segnala in media un miglioramento del reddito familiare del 3,6% e del 2,2% per i nuclei familiari appartenenti ai due quinti più poveri della società, a favore dei minori ma escludendo i figli maggiori di 21 anni. 

Con il taglio del cuneo contributivo, che esclude i redditi superiori a 28mila, importante l’impatto dell’esonero dei contributi tutto a vantaggio dei lavoratori dipendenti. Secondo l’indice Gini, sulla povertà si registra per i redditi medio-bassi un -0,5 punti. A partire dal 1° settembre 2023, le persone che non hanno più soddisfatto i requisiti per il sussidio, hanno potuto richiedere il Supporto per la Formazione e l’occupazione, un beneficio per individui tra i 18 e i 59 anni senza dipendenti a carico e con Isee inferiore a 6mila euro.

A differenza di quanto affermato dalla propaganda Grillina e del Pd, la riforma del Reddito di cittadinanza ha permesso di aiutare veramente chi non può lavorare. Nel 2023 le famiglie che hanno il diritto di accedere al RdC sono il 20% in meno rispetto all’anno precedente, con una durata dei sussidi massima di 7 mesi, e rappresentano circa un milione di beneficiari.

Nonostante le difficoltà burocratiche segnalate all’INPS, la prospettiva dei dati vede un crescente miglioramento della qualità di vita delle famiglie appartenenti alle fasce più povere, mentre si lavora ancora per i redditi medi che non hanno i requisiti per accedervi.