Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Pierluigi Bersani è ormai il volto televisivo del nuovo – si fa per dire – Partito Democratico targato Elly Schlein, che quanto a novità lascia molto a desiderare. Certo Bersani è una brava persona, una figura che piace a tutti, anche se gli italiani alla fine nel 2013 gli negarono “Palazzo Chigi” e forse insieme a Fioroni, Parisi e Rutelli fu il migliore tra i ministri che composero il secondo governo targato Romano Prodi.  Molto della sua popolarità anche tra gli avversari, oltre ovviamente al suo protagonismo politico, si deve alla oramai celeberrima imitazione firmata Maurizio Crozza. 

L’affermazione del renzismo prima e degli altri demomargheriti poi lo hanno archiviato e costretto anche all’esilio dalla casa madre , insieme a pochi irriducibili “compagni”. Poi il ritorno in auge con la salita alla segreteria – con il voto dei passanti – di Elly Schlein e della sua banda di improvvisati. Le difficoltà della segretaria, i malumori e le sconfitte hanno richiesto al Pd un volto bonario, non divisivo, anche se della vecchia scuola. 

Chi meglio di lui, che per colpa degli smacchiatori di giaguari si è visto scippare la guida del governo e persino una vittoria che per il Pd è un miraggio. Come non ricordare quel “siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto”, pronunciato dopo una notte da incubo con il PdL a guida Silvio Berlusconi che non solo aveva superato di dieci punti percentuali il Pd, ma addirittura era arrivato al sorpasso in Senato. 

Bersani ci provò lo stesso, e prese schiaffi da Grillo in quelle consultazioni trasmesse in diretta streaming, in quella stagione così lontana in cui i grillini si facevano chiamare “cittadini” e volevano aprire il Parlamento “come una scatoletta di tonno”, attaccandosi dopo poco alle poltrone di potere con la vinavil, ma questa è un altra storia.

Bersani comunque è tornato, non come leader, ma, considerando la caducità dei segretari Pd non si sa mai quello che potrà succedere da qui a giugno. Di certo è stato il volto del Pd in Abruzzo, colui che peregrinando di paese in città ha tentato il colpaccio, quello di emulare i Cinquestelle in Sardegna e dare la spallata al governo. Ma come spesso accade in politica – sopratutto a sinistra – quando si va per darle, si finisce per prenderle, e quella subita dal “campolarghissimo” è stata una vera mazzata elettorale.

Ma Bersani non demorde, non molla di un centimetro. Così ieri sera durante la trasmissione Di Martedì si è spinto oltre le solite iconiche metafore come “pettinare le bambole” o “asciugare gli scogli”, arrivando persino a scomodare Ovidio per richiamare in forma poetica la persistente matrice “fascista” della destra italiana che da quando è al governo sta maturando la volontà di vendicarsi, di prendersi una rivincita storica. Ovviamente per dirla con le parole dell’ex segretario Pd, “la destra non ha risolto il problema col fascismo, come dice Ovidio ‘né con te né senza di te posso vivere’”. Insomma non sono più i pericolosi fascisti di un tempo, ma sono ancora rancorosi perché hanno perso la guerra civile e hanno subito l’attuale sistema. Per Bersani in fondo non esiste altra destra che non sia figlia o erede del fascismo. Del resto che vuoi che siano la tradizione conservatrice, liberale e aattolica. Non importa che anche il MSI è stato un protagonista indiscusso della vita repubblicana, quando persino i parlamentari erano eletti direttamente dai cittadini e non nominati dalle segreterie. Ma si sa la vulgata sinistra è sempre “sono tutti fascisti”. Una vecchia storia, inaugurata da Stalin quando dichiarò i socialisti complici dei fascisti. 

Se però chiami loro “comunisti” sì irrigidiscono pur avendo tutti militato nel PCI. Anche questa è una vecchissima storia, che ci annoia persino raccontare.