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Ennesima follia green dell’Unione europea: l’Europarlamento ha approvato la direttiva case green. I partiti della maggioranza del governo italiano hanno votato contro mentre PD, M5S e AVS a favore.

La recente decisione comunitaria è l’ulteriore conferma, a pochi mesi dalle elezioni europee, di come le scelte in ambito ambientale siano guidate da eccessiva ideologia, ormai dittatoriale, piuttosto che da realismo e pragmatismo. Conseguenza di ciò è la produzione di normative vincolanti per gli stati membri che non tengono conto delle loro reali criticità e necessità, considerandoli erroneamente tutti uguali e imponendo loro obbiettivi inderogabili da raggiungere obbligatoriamente in un orizzonte di tempo limitato, creando non pochi pericoli per la tenuta delle loro economie.

Con 370 voti favorevoli, 199 contrari e 46 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la nuova direttiva della Commissione in materia di abitazione sostenibili. Nonostante molti dei vincoli presenti nella proposta iniziale elaborata dall’organo presieduto dalla Von der Leyen siano stati ridotti per “andare in contro” ai paesi più contrari come l’Italia, anche nel testo definitivo rimangono obblighi stringenti per i 27 stati membri. Accordo raggiunto grazie all’ovvio sostegno di tutti i partiti della sinistra europea insieme alla maggioranza dei popolari, contrari ovviamente i conservatori. Ulteriore conferma di come una vittoria del centrodestra europeo a giugno possa garantire un cambio di passo nelle decisioni
riguardanti l’ambiente e dunque fermare le “follie green”.

Ma cosa prevede la nuova direttiva green in ambito edifici? Tali misure hanno la finalità di estendere l’obbiettivo “zero emissioni” entro il 2050 anche al settore edilizio e pertanto si inseriscono nel macro-target della neutralità climatica perseguita da Bruxelles. Per raggiungere l’obbiettivo utopistico, lo strumento è sempre il medesimo, ossia vincoli europei che anno dopo anno si fanno sempre più stringenti, come avvenuto nel caso del piano per lo stop ai motori endotermici a benzina e diesel entro 2035. E così in questo caso a partire dal 2030 gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a emissioni zero, mentre il 2028 rappresenta la data del reset green per gli edifici pubblici. I burocrati di Bruxelles non hanno risparmiato nemmeno le case private, possedute della maggioranza degli italiani, e così gli stati membri dovranno prevedere misure per ristrutturare gli edifici con peggiori prestazioni così da ridurre le emissioni del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.

Come di consueto tali direttive comunitarie sono vincolanti per gli stati membri, anche per quelli come l’Italia che presentano una postura non proprio favorevole su quest’ultima. L’occasione del voto sulle case green ha riacceso la polemica sulle decisioni vincolanti europee che si scontrano sulle volontà nazionali e
rimandano allo scontro più ampio tra stati uniti d’Europa o Europa delle nazioni.

Dopo l’approvazione comunitaria sulle case green, ora la palla passa ai singoli stati che avranno due
anni per adeguarsi alle direttive e disporre un piano nazionale. L’ambiente sarà il tema centrale delle elezioni europee 2024 e da qui a giugno l’opinione pubblica italiana sarà impegnata nel dibattito sulle politiche ambientali a propisto delle quali i partiti di centrodestra devono prepararsi ad essere taciuti di negazionismo.

Alla destra, in vista delle elezioni europee, spetta il compito di proporre misure realistiche in ambito ambientale per convincere un pubblico rieducato dalla propaganda green europea che un’alternativa
ai vincoli europei sia possibile.