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INTELLIGENZA ARTIFICIALE COMPUTER GENERATE AI IA

Ieri il Parlamento Europeo ha approvato in seduta plenaria, con una maggioranza schiacciante, l’AI Act, la prima legge al mondo sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale.

Sicuramente è un momento storico di grande rilevanza per l’Unione Europea, poiché assume un ruolo di leadership mondiale per la regolamentazione dell’economia digitale, dopo aver già introdotto il Regolamento generale per la protezione dei dati, il cosiddetto Gdpr, il Digital Markets Act e il Digital
Services Act.

L’AI Act pone come principale obiettivo la tutela dei diritti e della sicurezza dei cittadini, esposti sempre più frequentemente ai rischi derivanti dai sistemi di intelligenza artificiale, che ormai sta sempre più, talvolta anche pericolosamente, prendendo piede nelle nostre vite. Tra i principali divieti posti dalla suddetta legge, infatti, troviamo il divieto assoluto dei sistemi di AI che violano i diritti o la dignità umana, come per esempio i sistemi di categorizzazione biometrica basati su caratteristiche sensibili e l’estrapolazione indiscriminata di immagini facciali da internet o dalle registrazioni dei sistemi di telecamere a circuito chiuso per creare banche dati di riconoscimento facciale. Il divieto varrà anche per i sistemi di riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e nelle scuole, i sistemi di credito sociale, le pratiche di polizia predittiva (se basate esclusivamente sulla profilazione o sulla valutazione delle caratteristiche di una persona) e i sistemi che manipolano il comportamento umano o sfruttano le vulnerabilità delle persone. Alcune eccezioni saranno fatte per le forze dell’ordine, le quali, in straordinarie occasioni previste dalla legge, potranno fare ricorso ai sistemi di identificazione biometrica. Altra introduzione di considerevole importanza ed attualità è il contrassegnare come “deepfake” le immagini e i contenuti audio o video manipolati (ricordiamo tutti, a tal proposito, gli episodi giunti dagli USA su Trump e Biden).

L’Unione Europea, dunque, mira a tutelarci dalla disinformazione in rete e dalla manipolazione percettiva che i sistemi di AI possono tessere, ma siamo sicuri che questo ci salvaguarderà del tutto? Bruxelles, infatti, sembra non abbia minimamente pensato – volutamente o no questo non si sa – alle disastrose problematiche che in ambito lavorativo uno spasmodico utilizzo dell’AI potrebbe creare. L’asetticità e l’impersonalità dei macchinari tecnologici rischierebbero di sostituire l’empatia, l’ars e il calore umano dei professionisti in carne ed ossa. Meglio, ahinoi, precisarlo.

Consequenzialmente, con la riduzione dei posti di lavoro, la compagine sociale rischierebbe una profonda crisi economica, la quale porterebbe inevitabilmente ad una frammentazione e ad un divario tra la collettività insormontabile. Sarebbe, dunque, necessario che l’Unione Europea si desse da fare in tal senso, e, magari, riflettere sul concepimento di un corpo normativo ad hoc, prima di scivolare in un baratro senza fine, e ritrovarci a vivere in un film di Matrix.