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Il problema nelle carceri italiane diventa sempre più un tema preoccupante. Dall’inizio del 2024, nonostante siamo solo a marzo, si contano già 23 casi di suicidio. Le condizioni sempre più disumane nelle strutture carcerarie incidono pesantemente sulle condizioni mentali dei detenuti.

Nella sola giornata di martedì si sono registrati tre suicidi in poche ore: un ventenne a Teramo, un trentatreenne a Secondigliano ed un ventisettenne nel carcere di Pavia. Quest’ultimo era il trapper Jordan Jeffrey Baby, il quale aveva già provato a togliersi la vita in altre occasioni a causa dei maltrattamenti subiti durante la sua detenzione. Ciò nonostante non è stato fatto nulla per evitare l’irrimediabile. Questo mette sempre più alla luce come le strutture di detenzione siano al collasso. “C’è una emergenza carceri che stiamo affrontando – ha detto il sottosegretario Delmastro al margine dell’evento dedicato al XXV anniversario del Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria – da una parte con l’aumento della capacità detentiva degli istituti, dall’altra con le assunzioni di uomini e donne della polizia penitenziaria perchè più sono gli uomini in divisa più sono garantiti i diritti dei detenuti”, ricordando l’importante investimento di 255 milioni di euro sull’edilizia penitenziaria.

Le critiche di certo non mancano: è il bello della democrazia. Chi si è schierato contro il pacchetto delle norme dedicate al carcere, contenute del Ddl sicurezzza, è l’ente impegnato nella tutela dei carcerati Antigone, presieduto da Patrizio Gonnella. “Tre detenuti che si suicidano in un giorno segnano il fallimento delle istituzioni. Una tragedia che ci dovrebbe far fermare tutti e programmare azioni e politiche di segno opposto a quelle in discussione. Fermatevi con il ddl sicurezza e approvate norme di umanità”, sono le dichiarazioni del presidente di Antigone, contrariato dalle scelte che il governo Meloni sta elaborando per la tutela dei carcerati ma anche – e non vorremo che questo sfuggisse ad Antigone & soci – dei membri della polizia penitenziaria, sottopagati e spesso costretti a fare più ore di lavoro di cui non vedranno la retribuzione.

Infatti, non sono solo i detenuti a soffrire le ardue condizioni delle strutture detentive italiane. Dal 2021, secondo il sindacato Osaap (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), ad oggi la penitenziaria ha perso 1716 unità. Nel giugno 2024 entreranno in servizio ulteriori 1.867 agenti, ma nel frattempo ne cesseranno altri 1.500 e ancora peggio andrà per il 2025, con un impoverimento dell’organico delle sedi penitenziarie da Nord a Sud che continua a produrre disagi, disservizi e perdita di sicurezza nelle carceri. Anche su questo il governo sta lavorando: