Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Le elezioni presidenziali in Russia hanno visto una netta affermazione di Vladimir Putin, che ha conquistato quasi il 90% dei consensi ottenendo il risultato più alto dai tempi dell’Unione Sovietica. Il potere dello Zar è apparentemente inscalfibile, nonostante le evidenti difficoltà nella conquista dell’Ucraina che, secondo i piani del Cremlino, si sarebbe dovuta concludere dopo poche settimane. Al potere da esattamente 25 anni, grazie alla recente modifica della Costituzione che gli consentirebbe di correre anche alle elezioni del 2030 concludendo il mandato nel 2036, rischierebbe addirittura di superare Stalin in termini di longevità politica.

Una competizione elettorale già scritta, senza avversari realmente competitivi e alternativi, dopo la misteriosa morte di Aleksej Navalny, uno dei più grandi oppositori del potere putiniano, in una prigione siberiana, mentre da diverse parti provengono accuse di brogli e mancata trasparenza. Al netto di tutto, è innegabile non riconoscere che Putin goda di grandi consensi in importanti strati dell’opinione pubblica russa. Certamente un consenso organizzato, passivo, non ideologico, determinato da questioni interne e privo di alternative. Come insegna la storia dei grandi totalitarismi del ‘900, le dittature reprimono il dissenso ma nel lungo periodo si reggono sul consenso, o sulla passività, dell’opinione pubblica.

Non pochi analisti, spesso, fanno l’errore di parlare della Russia come di un paese occidentale e di Putin come di un incidente di percorso, quando basterebbe leggere la storia recente del paese, che ha visto alternarsi prima il sistema zarista, poi l’Unione Sovietica e oggi l’autocrazia postcomunista retta dall’ex agente del KGB operante nella Germania orientale. Se sul piano culturale e geografico la Russia, o almeno parte di questa, è parte dell’Occidente, sul piano politico ed economico è la sua antitesi. Una lezione che le classi dirigenti occidentali non sempre hanno compreso fino in fondo e questo le ha portate ad illudersi di poter trattare con la Russia come si fa con la Germania, la Francia, gli Stati Uniti o il Canada, sottovalutando la grande minaccia per il nostro sistema di valori che questa rappresentava. Le ripercussioni oggi sono abbastanza note ed evidenti a tutti, ma ancora una volta si continuano a ripetere gli errori del passato.