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MANIFESTAZIONE PRO PALESTINA, PROTESTA, STRISCIONE FERMIAMO IL GENOCIDIO A GAZA

Quando la minoranza mette a tacere la maggioranza non siamo in un sistema democratico, dove, pur nel fondamentale rispetto delle preferenze minoritarie, a fungere da determinante è sempre la volontà maggioritaria. La città di Torino, in particolare l’università del capoluogo piemontese, è diventato il luogo dove a dettare la legge è la minoranza. Quella minoranza pericolosa, non silenziosa (a differenza della maggioranza), che, facendosi beffe delle più fondamentali regole di civiltà, minaccia professori e studenti che liberamente vivono quelle aule dalle quali dovrebbero emergere i fondamenti del vivere liberaldemocratico.

Durante il Senato accademico – il luogo addetto a – alcuni membri del collettivo Cambiare Rotta e Progetto Palestina hanno bloccato i lavori, entrando nell’aula ed esponendo uno striscione che, oltre a parlare di apartheid israliana nei confronti dei palestinesi, chiedeva esplicitamente di estinguere ogni tipo di accordo e collaborazione tra l’Università di Torino e Israele. Cambiare Rotta si definisce espressamente sul sito “organizzazione giovanile comunista” e già questo dovrebbe renderci bene conto che questi soggetti di certo non apprezzano i valori democratici su cui si fonda la società italiana. Progetto Palestina, invece, l’altro collettivo che ha partecipato a questa intrusione, nasce direttamente all’interno dell’Università di Torino e non è altro che un gruppo di studenti e studentesse che nel nome della Palestina e della sua liberazione arriva addirittura a santificare Anan Yaeesh, accusato di terrorismo filo-islamico dalla giustizia italiana.

Faccio mie le parole del vicepresidente di Nazione Futura Ferrante De Benedictis, nonchè Consigliere comunale a Torino in quota Fratelli d’Italia, che, attento a non sottovalutare questi episodi, ritiene che “l’università è per eccellenza il luogo della formazione, del confronto e delle idee, trasformarla al contrario nel tribunale delle proscrizioni che eleva a diritto la pretesa di esigue minoranze spesso violente, rappresenta una minaccia per la nostra struttura sociale e le nostre istituzioni”. È proprio così: i metodi squadristi di questi collettivi, che dall’ottobre 2022, quando è nato il governo Meloni, hanno aumentato esponenzialmente le loro sortite, sono spesso e volentieri pericolosamente sottovalutati. Vi è però anche da fare un simpatico e leggero rimprovero ai professori dell’Università di Torino perchè sono stati al gioco proprio dei collettivi e dei loro antidemocratici atteggiamenti.

Perchè una minoranza violenta decide le sorti di un’università? Si è insinuata una certa paura tra i professori, gli studenti e i dipendenti dell’università? È arrivato il momento che quella maggioranza democratica e pacifica, ma silenziosa, si faccia sentire e dimostri che la realtà non è quella ritratta dai collettivi di sinistra. Per il bene del mondo universitario e della democrazia.