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Che le frasi pronunciate dal vicepremier Salvini, in seguito alle votazioni svoltesi in Russia, abbiamo suscitato clamore è una cosa abbastanza ovvia e normale. Rappresentare le votazioni come compiute da un popolo libero e sovrano è uno scivolone che un capo di partito avrebbe potuto di certo evitare; ma se queste dichiarazioni sono usate dalla stampa e da parte dell’opposizione per impallinare la linea del governo e la maggioranza politica, allora questa è pura fantascienza.

Ormai lo diciamo molto spesso che a farla da padrona nel dibattito italiano è la pochezza delle analisi e la moltitudine della propaganda. È certamente vero che l’opposizione fa il proprio dovere, ma dovrebbe farlo senza narrare fantomatiche teorie prive di fondamenta. Purtroppo, molte volte la narrazione è diversa dalla realtà. Se prendete i giornali nazionali, da una settimana ci raccontano come la maggioranza sia divisa su tutto e l’opposizione sia nel suo massimo splendore. Ma ciò che accade all’interno del Parlamento, e soprattutto quando i candidati scelti dai cittadini sono chiamati a votare sui provvedimenti, ecco che esce fuori la reale portata delle contraddizioni di quello che viene raccontato.

Rimanendo nel tema delle dichiarazioni di Salvini, verrebbe spontaneo chiederci come i partiti abbiano votato sul recente e probabilmente non ultimo pacchetto di invio armi e di sostegno all’Ucraina. Vedendo i numeri rimaniamo alquanto esterrefatti. Nonostante le varie defezioni per assenze o missioni, il parlamento ha espresso un voto alquanto chiaro. Tutti, tranne il M5S, Alleanza Verdi e Sinistra e qualche ribelle all’interno del PD ha votato a favore del pacchetto a sostegno all’Ucraina.

Dato che la matematica non è un’opinione, possiamo constatare come la maggioranza sia assolutamente compatta, con il sostegno all’Ucraina posto come tassello fondamentale della linea governativa, nonostante le visioni siano alcune volte diverse. Ciò, però, fa parte delle caratteristiche proprie dei partiti che compongono una coalizione. Non come avviene nel “campo largo”, ormai detto anche “campo santo”, più diviso che mai, persino su cose fondamentali come la politica estera di un paese che tra l’altro sta all’interno dell’Unione Europea ed è inserito da quasi cent’anni all’interno dell’Alleanza Atlantica.

Usando un paragone culinario, un bravo chef deve saper amalgamare sapori e consistenze per mettere in risalto la pietanza principe del suo piatto. Nella politica avviene il medesimo procedimento: unirsi senza uno scopo e con caratteristiche non abbinabili, non porta da nessuna parte e fa solo danni.

Per chi chiede al presidente Meloni di rispondere sui dissapori con Salvini, stamattina durante le comunicazioni precedenti il Consiglio europeo, una frase racchiude l’emblema della questione e stronca sul nascere tutti i racconti dei giornali nazionali: “Gelo con Salvini? Contano le decisioni e i voti sul sostegno all’Ucraina”.