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“Il lavoro dello scrittore è una dura maratona solitaria, guardando volte stellate e ascoltando dolori di pancia e d’anima: poesia e prosa vanno sempre di pari passo quando si scrive un’architettura narrativa che deve emozionare e avere piani, sequenze, dialoghi, protagonisti e comprimari perfetti come lo scorrere di un orologio. E deve ricalcare la vita, tra risate e pianto, mentre però sveliamo quello che non
si vede”.

È così che è nato ‘In viaggio con la morte’ (Mursia), appena uscito in libreria. Lo dice in modo diretto Gian Luca Campagna, giornalista e scrittore di Latina, che ha abbandonato momentaneamente il suo personaggio seriale, il detective privato italoargentino José Cavalcanti, per scrivere un romanzo su un tema delicato, tragico e divisivo come quello dell’eutanasia, “o meglio del diritto alla morte, perché, se c’è un diritto alla vita forse, dovrebbe esistere anche un diritto alla morte, che sintetizza il rispetto per una volontà individuale” continua Campagna.

Nella trama del romanzo Carla, vedova e malata terminale, contatta il giornalista romano Gianni Colavita che dieci anni prima ha seguito l’omicidio rimasto irrisolto di suo figlio. La donna gli chiede di accompagnarla nel suo ultimo viaggio in una clinica svizzera dove ha prenotato il suicidio assistito. Perché questo? “Perché è una donna che ha capito che è sul viale del tramonto, non ha più obiettivi nella vita, è depressa, ha un tumore che la sto consumando, ha perso prima il figlio nel nome di questo ciclo innaturale della vita che è quello di sopravvivere ai propri figli e poi anche il marito. Una donna sola, che è annegata nel senso vuoto della solitudine, che ha ripetuto gli stessi gesti, senza ritmo, che non ha più trovato interesse nella vita. Ma poi ecco che subentra la figura dirompente del giornalista nel ruolo di chauffeur, che però decide di farla divertire prima di arrivare in una clinica svizzera per la dose letale della dolce morte, fino a strapparle cinque desideri che lui stesso si ostinerà a compiere” racconta Campagna.

«Eccola lì, sola con la sua disperazione, avvolta in un lutto inconsolabile. Una Penelope fedele, consapevole che il suo Ulisse non arriverà mai. La sua era stata un’attesa fatta di assenza, un lutto impossibile da elaborare, un trauma sordo da dimenticare, un dolore divenuto materiale, allevato in una stanza quotidianamente rassettata e spolverata. Perso l’unico figlio, perso il marito, s’era smarrita anche la sua esistenza. L’assenza delle persone amate era diventata presenza devastante. E la sua vita era scivolata nel nulla» si legge in un passo del romanzo.

E così, il cronista decide di assecondarne le volontà ma solo a patto che il viaggio si trasformi in un’avventura per esaudire gli ultimi cinque desideri di Carla. Così, a bordo di una spider, la strana coppia inizia a collezionare frammenti di un puzzle che li riporterà ai fatti di dieci anni prima, toccando la provincia italiana, la sempre suggestiva Venezia e addirittura le spiagge della Normandia. E poi la Svizzera, per esaudire l’ultimo, disperato, desiderio. E risolvere finalmente il caso. Un romanzo che forse è una forzatura definire soltanto un giallo o un noir, perché sì è vero che ci sono colpi di scena e una tensione continua, ma c’è anche tenerezza, amore e passione. Oltre a tanta ironia.

“Quando scrivo visito mostre d’arte e sfoglio libri su pittura e scultura. In assenza di lunghi viaggi sono la mia linfa continua, questo perché ho la ferma convinzione che i libri siano opere d’arte. Ci emozionano perchè parlano un linguaggio universale e attraversano indenni il tempo e lo spazio, oltre ad avere il grande potere di dare spallate al sistema e alla società in cui viviamo. Mi viene quasi istintivo pensare all’opera di Jorge Méndez Blake nota come ‘Il Castello’, che rimanda al romanzo incompiuto di Franz Kafka: l’artista messicano innalza questo muro di mattoncini dove posiziona alla base il libro, creando così una crepa in un sistema che pareva perfetto, perché un romanzo ha l’obbligo di denunciare, non essere solo intrattenimento. Come nell’opera dell’artista messicano in quella fessura di mattoni si insinua un libro, allora ecco che il prodotto intellettuale di uno scrittore, meglio la sua forza del pensiero, deve essere capace di stimolare dibattito e confronto, porre dubbi e riflessioni scansando risposte facili e di comodo. Per questo ho voluto trattare all’interno di un romanzo noir un tema come l’eutanasia, essendo un argomento su cui dibatteremo molto in un prossimo futuro, quando una società egoistica e miope come quella occidentale dovrà fare i conti con la sua lenta decadenza” dice Campagna.