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SILVIO BERLUSCONI

Vi ricordate tutte le pagine dei giornali sulle inchieste su Silvio Berlusconi? Ricordate tutti i torpiloqui dei giornali di sinistra che, oltre al fatto che senza B. non avrebbe venduto una copia, accusavano ripetutamente il fondatore di Forza Italia di essere un mafioso? Ecco che dopo la sua morte l’ennesimo altarino della narrazione della sinistra italiana si smonta come un castello di carta, peccato che nessuno ne parla.

Nella serata di ieri è arrivata un’importante sentenza che fa luce su uno dei periodi bui della magistratura italiana. Il Tribunale di Palermo ha rigettato la confisca dei beni di Dell’Utri, scrivendo che: “La tesi della connessione fra gli enormi versamenti ed un possibile patto criminale tra Dell’Utri e Berlusconi e/o la riconoscenza per il silenzio serbato dal Dell’Utri circa i rapporti fra Berlusconi e Cosa nostra, pur se estremamente suggestiva, presta il fianco alla finora indimostrata esistenza di accordi fra il sodalizio criminale”.

Per 30 anni abbiamo assistito a suggestioni e teorie fantomatiche degne dei più grandi registi di Hollywood sul legame del Cavaliere e la mafia, sin da quando egli è sceso in campo nel 1992. Nessuno riporta la notizia, ovviamente per non smontare le tesi e per giustificare le vendite dei propri giornali nel corso degli ultimi decenni.

Se però è necessario aspettare una vita intera per vedersi estranei in una faccenda simile, sborsando fior fiori di quattrini per pagare gli avvocati che solo in pochi si possono permettere, ci chiediamo cosa ne sarà di tutte quelle sentenze che da decenni sono ancora sugli scaffali dei magistrati e che riguardano le persone normali.