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Le elezioni europee stanno arrivando e la configurazione del Parlamento europeo post-elezioni probabilmente determinerà diverse soprese nella composizione della nuova Commissione europea. Bistrattati e messi all’angolo dai benpensanti europei, i partiti che compongono il gruppo europeo ID (Identità & Democrazia) si sono ritrovati all’evento “Winds of change – Towards a Europe of cooperation” a Roma ospiti della Lega.

Il presidente del gruppo ID, Marco Zanni, ha gestito il susseguirsi di ospiti saliti sul palco venuti da tutta Europa e anche da oltreoceano. Gerolf Annemans, leader del partito fiammingo Vlaams Belang, è il primo ospite europeo ad intervenire sul palco. Subito dopo, è il momento di Harald Vilimsky, capodelegazione del partito austriaco FPO, il Partito della Libertà Austriaco, che in patria è all’opposizione del governo Nehammer, supportato da una inusuale coalizione tra popolari e verdi. “Le elezioni del 9 giugno sono uno spartiacque fondamentale” così Marine Le Pen, storica leader del Rassemblement National, ha aperto il suo intervento rivolgendosi a Giorgia Meloni chiedendole se supporterà un’altra commissione guidata dalla von der Leyen, insieme ai socialisti e i verdi. Un riferimento, quello al primo ministro italiano, non casuale: da Premier Giorgia Meloni si è inevitabilmente avvicinata all’attuale presidente della Commissione europea, portandola più volte nei territori italiani, prima a Lampedusa, perchè in tale modo anche Bruxelles si rendesse conto della situazione allarmante dell’immigrazione clandestina, poi in Romagna per dimostrare vicinanza ai popoli colpiti dall’alluvione.

Ad abbassare i toni e a presentare le ricette economiche del governo italiano ci ha pensato il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, che non ha però dimenticato di sottolineare come, spesso e volentieri, i problemi dell’Italia – come l’immensa burocrazia e l’atroce tassazione anti-impresa – siano i medesimi problemi di un’Europa che sta invecchiando tra le montagne di norme e regolamenti che privano i popoli nazionali dell’autonomia che è propria di ciascun stato sovrano. Non è casuale la presenza di Giorgetti come di tutti gli altri ministri del governo italiano in quota Lega, come di numerosi parlamentari.

“Fede, patriottismo, lavoro, famiglia sono tutti concetti spariti e ora siamo di fronte a una guerra spiriturale” sono le parole usate da Vivek Ramaswamy, imprenditore americano ritiratosi dalle primarie repubblicane per sostenere la candidatura alla Casa Bianca di Donald Trump. Dopo l’intervento incendiario di Ramaswamy, è arrivato il momento di André Ventura, leader del partito portoghese Chega!. Ventura ha sottolineato fin dall’inizio del suo intervento i pilastri cristiani su cui l’Europa si poggia e in cui gli europei si riconoscono. Non ha dimenticato Ventura, però, di sottolineare i rischi che il “free spech” sta affrontando in Europa. “Siamo i difensori della libertà di parola” ha detto il leader portoghese, per poi sottolineare i rischi dell’immigrazione di massa che sta premendo sui confini europei.

È poi arrivato il momento del leader della Lega, Matteo Salvini, che ha aperto il suo intervento garantendo che “il governo italiano durerà fino al 2027”. Non poteva mancare un riferimento alle parole che Marine Le Pen ha rivolto a Giorgia Meloni, garantendo che “gli italiani che sceglieranno la Lega hanno la garanzia che votano per un partito che non appoggerà mai un bis di Ursula von der Leyen”. Un intervento fiume, quello di Matteo Salvini, che, toccando vari temi, ha sottolineato come tante e diverse norme UE hanno portato ad una generale restrizione delle libertà e ad un’economia che favorisce i ricchi rispetto a chi ha meno. E non erano di certo questi gli scopi che portarono all’unione dei paesi europei.