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“È cominciata così l’antimafia di Antonio De Caro. Bussa alla porta, bianco come un cencio e mi dice: “Vedi che sono stato a Piazza San Pietro e uno mi ha messo la pistola dietro la schiena”. Perché lui stava facendo i sopralluoghi per la ZTL di Bari Vecchia. Io lo presi e andammo in due a casa della sorella di Antonio Capriati, che era il boss di quel quartiere. Io gli andai a dire: vedi che quest’ingegnere è assessore mio, vedi che deve lavorare, perché qui c’è il pericolo che i bambini possono essere investiti dalle macchine. Quindi, se ha bisogno di bere, di essere assistito, te lo affido”.

Parole e musica di Michele Emiliano, ex magistrato, ora vulcanico Presidente della Regione Puglia, che così ha inteso arringare la folla barese, giunta in massa per sostenere il suo figlioccio politico, il Sindaco dem Antonio Decaro, in crisi di nervi dopo che il Viminale ha inviato la Commissione d’Accesso in città, in seguito all’arresto di circa 130 persone, acclarando l’influenza dei clan locali sulla municipalizzata comunale dei trasporti, poi commissariata.

Si vede che Emiliano ha poca dimestichezza con le arringhe difensive, sarà più abituato ai toni accusatori per deformazione professionale, perché con il suo intervento, se ce ne fosse bisogno, ha dato la migliore giustificazione al provvedimento del ministro Piantedosi.

Antonio Decaro non deve essere stato particolarmente contento del soccorso presidenziale, perché dall’affresco tinteggiato da Emiliano non sembra emergere l’integerrimo giustiziere, condottiero sprezzante del pericolo, interpretato nel comizietto di qualche giorno prima che aveva fatto spellare le mani a tutti gli aficionados dell’antimafia (a targhe alterne).

Piuttosto appare uscito dalla sceneggiatura delle commedie sexy anni 80: il nipotino alle prese con le prime pulsioni sessuali che il nonno accompagna da qualche esperte in materia, affinchè potesse essere svezzato all’amore, con la necessaria cura.

L’intervento di Emiliano però un merito lo ha, cioè quello di accendere i fari su una certa politica pugliese, che gira attorno alla sua leadership. Il punto politico infatti non è l’improbabile mafiosità di Decaro, nessuno lo ha mai paventato, ma l’opacità del sistema Emiliano. Un sistema di potere ventennale, partito nel 2004 da Bari, esteso per volontà popolare su tutta la Puglia.

Un sistema costruito sull’occupazione del potere in ogni sua articolazione, nutrito da un consociativismo che ha cooptato nelle maggioranze di Emiliano praticamente l’intera classe dirigente di centrodestra, che per molta parte, il giorno dopo aver perso le elezioni, si ritrovava beneficiata da incarichi di governo e sottogoverno, rendendo così pressochè assente ogni parvenza di opposizione politica e sociale.

Basti guardare le liste, cosiddette civiche, che hanno consentito ad Emiliano di riconfermarsi alla guida della Regione nel 2020. Infarcite di personale politico di ogni colore, unito solo dalla vicinanza al “capo”. Elly Schlein direbbe “cacicco”. Un super cacicco, che aggiunge alla spregiudicatezza nella manovra politica, una certa dimestichezza con gli ambienti giudiziari, da dove proviene, che rende Emiliano un riferimento capace di saldare mondi diversi, in una miscela che, soprattutto al sud, se si perpetua per vent’anni come una sorta di partito unico regionale, naturalmente presta il fianco a commistioni con ambienti vari, non sempre avvezzi alla legalità. Per questo la Commissione d’Accesso inviata a Bari è stato un atto dovuto, su cui molti a sinistra stanno facendo campagna elettorale, ma è la Regione Puglia di Emiliano a meritare, se possibile ancora più del Comune di Bari, le attenzioni di chi ha a cuore la democrazia e la trasparenza.