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Un giorno, cercando alcune informazioni sul mondo dei balneari e sulla famosa “direttiva Bolkestein”, mi sono imbattuto in queste due giovani ragazze che, a differenza di quanto solitamente ci si può aspettare, hanno deciso di parlare di chi gestisce gli stabilimenti balneari su Instagram. Era di certo più probabile che incontrassi, piuttosto, qualche “PR” intenzionato a pubblicare degli eventi organizzati proprio negli stabilimenti. E, invece, no. Eugenia e Amanda, due figlie di imprenditori balneari, non ci stanno ad abbandonare le spiagge e gli stabilimenti in cui sono cresciute e che hanno permesso alle loro famiglie di portare il cibo in tavola. Ecco a voi, quindi, le istanze dei balneari, un mondo spesso bistrattato in nome del “ce lo chiede l’Europa”. Ora, però, vediamo quello che chiedono loro!

Eugenia, Amanda, grazie innanzitutto di aver scelto di testimoniare chi siete e cosa chiedete alla politica qui nella rivista di Nazione Futura. Andiamo al principio: decidete di aprire nel dicembre 2023 una pagina Instagram. Il nome che scegliete è evocativo: “Nati dal mare”. Capisco fin subito che non volete abbandonare il luogo dove siete nate, appunto il mare, ma ora vi chiedo: perchè aprire una pagina Instagram? Volete diventare le influencer del mondo dei balneari?

“Nati dal mare” è un progetto che nasce su una nostra tanto semplice quanto complicata idea: informare gli italiani in merito a uno dei più importanti comparti del settore turistico, quello delle imprese balneari. Quindi la rispsota della tua domanda è (in parte) si. Se le influencer, appunto vogliono influenzare, magari facendo comprare trucchi e vestiti, noi di certo non mettiamo nulla in vendita ma esponiamo i bisogni di una categoria che produce lavoro, occupazione e crescita economica. Questo comparto a cui hanno contribuito anche le nostre rispettive famiglie, però, sta passando un momento di ardua difficoltà. Abbiamo pensato, quindi, che creare una pagina su Instagram, dove stanno ormai tutti, dai più giovani ai meno giovani, potesse essere utile per comunicare la realtà della nostra categoria e tutto ciò che non viene detto. Non vogliamo però solo divulgare contenuti, ma abbiamo in programma – in vista dell’estate – anche eventi e incontri pubblici per far capire a tutti che il racconto di Bruxelles è diverso dalla realtà che viviamo ogni giorno.

Andiamo nello specifico: quali sono i motivi che vi hanno spinto a prendere questa decisione?

Non possiamo che risponderti dicendo che i motivi sono molteplici. Partiamo, però, con quello più naturale, semplice e anche bello di tutti: la passione e l’amore per il nostro lavoro. Entrambe siamo nate e cresciute sulla spiaggia, lavorando nelle nostre imprese ed è ciò che vorremmo continuare a fare. Questo, cioè il diritto al lavoro, però non ci è garantito a causa dell’incertezza dovuta ad una situazione legislativa che ormai da quasi vent’anni non tutela i balneari. Attenzione, non diciamo che il nostro settore meriti tutele aggiuntive o, comunque, non previste per tutti gli altri, ma di certo non meritiamo il trattamento ignobile degli ultimi anni.

Perché? Cos’è successo negli ultimi anni? Gli italiani vanno ancora al mare d’estate e, anzi, gli stabilimenti son tutti pieni…

Infatti, non è il turismo il tema, ma le norme europee. Nel 2010, il governo Berlusconi ha recepito la Direttiva Bolkestein, scritta dall’allora commissario per il mercato interno, l’olandese Frederik Bolkestein. Quest’ultima impone agli Stati aderenti la libera concorrenza su vari fronti, imponendo l’istituzione di bandi attraverso gare pubbliche per garantire il libero mercato.

Attenzione però perchè qui siamo per la libertà d’impresa…

Ma il problema non è il libero mercato, ma anzi esattamente il contrario.

Cioè?

Quello che si realizzerebbe con l’applicazione “per filo e per segno” di questa direttiva non è il libero mercato, ma “il mercato dei ricchi”. Come già verificato, la Bolkestein favorisce gruppi multinazionali e società che possono permettersi investimenti esosi, a differenza del piccolo imprenditore che, invece, ha da sempre contribuito, oltre alla tutela delle spiagge, a rendere il settore turistico italiano leader in Europa e nel mondo. Un libero mercato, quindi, solo per le multinazionali…

Da diversi mesi, però, si sente parlare delle misure che il governo Meloni ha in mente di adottare da una parte per tutelarvi, dall’altra per ridurre l’impatto dei danni economici derivanti dall’ennesimo procedimento d’infrazione che a novembre è stato attivato da Bruxelles, non pensate?  

Per noi, però, ad oggi la valutazione nei confronti del governo è insoddisfacente. Sono state fatte promesse durante la campagna elettorale che fino ad ora non sono state mantenute. Il governo ha preso tempo, istituendo un tavolo tecnico che ha realizzato per la prima volta una mappatura delle coste italiane. Cosa dimostra questa mappatura? Che, dati alla mano, il requisito unico e indispensabile per l’applicazione della Bolkestein, cioè la scarsità della risorsa, non sussiste. Ora ci aspettiamo che questa mappatura venga fatta valere in Europa, ricordando che ad oggi abbiamo a capo del governo una maggioranza di partiti che da sempre è contraria alle aste e alla svendita delle eccellenze nazionali. Quello che ci aspettiamo è che vengano mantenute le promesse fatte, quindi che venga abrogata la legge sulla concorrenza voluta da Draghi e di conseguenza che venga istituita una nuova legge che una volta per tutte chiarisca la situazione, tutelando le imprese e i lavoratori del settore, quindi decine di migliaia di famiglie.

Il problema, però, che questa direttiva Bolkestein sembra proprio che prima o poi vada attuata… I vari governi che si sono succeduti hanno sostanzialmente ritardato “il problema”, non credete? Mettiamo, però, che sia possibile una soluzione totalmente alternativa: cosa proporreste voi nel caso?

Innanzitutto, permettici di ricordare a tutti i lettori che il signor Bolkestein a Roma nel 2018 disse che le spiagge non erano incluse nella direttiva proprio perché stiamo parlando di beni e non di servizi. Detto ciò, quindi, in primis non siamo obbligati come Stato membro (dell’UE, n.d.r.) ad applicare il dettato della norma europea perché appunto sono escluse le concessioni balneari ad uso turistico ricreativo. Non bisogna dimenticare neppure che la maggior parte degli imprenditori ha avuto in concessione il bene demaniale con clausole totalmente differenti dalla situazione odierna perché le ha avuto in concessione prima della ricezione della direttiva Bolkestein, cioè prima del 2010. Quindi proponiamo che la direttiva venga applicata massimo a coloro che si sono visti concedere i beni demaniali dal 2010 in poi.

La vostra richiesta mi pare di buon senso. Ma com’è il clima all’interno della categoria? I sindacati hanno sollevato lo stato di agitazione. Cosa avete in programma nei prossimi mesi contando che le proroghe scadono il 31 dicembre?

Lo stato di agitazione indetto dai sindacati è necessario: molti comuni, infatti, hanno già istituito bandi pubblici per l’assegnazione di concessioni (non decadute). L’esito di queste gare non ci ha stupito, ma ha solo confermato le nostre supposizioni. I vincitori dei bandi sono, come ci aspettavamo, grandi gruppi multinazionali. Lo stato di agitazione deriva dal non agire e dalla poca collaborazione da parte del governo anche di fronte a casi gravi come questi. I sindacati hanno indetto diverse manifestazioni in programma – l’11 aprile è la prima – per avere risposte e ottenere un confronto.

Volete dire qualcosa al Presidente Meloni?

Caro Presidente, hai sempre dimostrato stima e fiducia nei confronti dei balneari. Siamo due giovani ragazze che vogliono crescere dove sono cresciute le nostre famiglie. La nostra sabbia, cioè la nostra terra, non vogliamo abbandonarla. Il lavoro dei nostri genitori merita di essere portato avanti. Sicure della sua comprensione, Presidente, ora è suo compito, e del governo, far valere, anche là a Bruxelles, le istanze di un mondo, il nostro, che rappresenta il primo produttore di ricchezza turistica del PIL italiano.