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Violenti, arroganti, boriosi, ma soprattutto antidemocratici: questi sono i ragazzi dei vari collettivi studenteschi che, tra ieri e oggi, hanno convocato il Senato Accademico per occupare La Sapienza di Roma. Il motivo della protesta? Il desiderio, come accaduto analogamente all’Università di Torino, di impedire che l’ateneo della capitale partecipi al bando Maeci, bando che prevede una collaborazione con atenei israeliani.

Niente di nuovo direte voi, semplicemente l’ennesima “rivolta rossa” anti- Israele di gruppi di ragazzi radical chic che si ritengono portavoce di cause umanitarie, dimostrando invece solamente il loro scarso acume e la loro tracotante supponenza e violenza verbale, ma soprattutto fisica.
Urla, spintoni, minacce, hanno infatti caratterizzato gli scontri di queste ore, durante le quali gli studenti hanno chiesto anche le dimissioni del Rettore Antonella Polimeni, “rea” di non essersi messa a disposizione per un confronto :”La rettrice si retrae al confronto da mesi. Ogni volta c’è la Digos a impedirci di parlare anche all’aperto”, ha dichiarato uno dei manifestanti.

La violenza degli studenti, infatti, è sfociata anche nei confronti della Digos, che presiedeva l’edificio del rettorato. Non ci stupisce: i reazionari rossi sono noti per la loro tenace avversità nei confronti delle forze dell’ordine, avversità che però non hanno mai dimostrato verso, per esempio, stando anche agli ultimi scandalosi fatti di cronaca riguardanti la Professoressa della Sapienza Di Cesare, gli ex brigatisti, i quali vengono premiati per il loro “operato” insegnando nelle nostre Università.
Ma si sa, il nostro è un Paese strano.

Le proteste, che hanno coinvolto anche altri Atenei, come quello di Genova, hanno suscitato l’immediato intervento del Ministro Bernini, la quale ha affermato: “Sono azioni squalificanti che vanno ben oltre la libera manifestazione del pensiero o la protesta pacifica”,aggiungendo :”Le Università non sono zone franche dove si possono mettere in atto intimidazioni o compiere reati”.

La violenza di questi collettivi, infatti, sta impedendo il normale svolgimento delle attività universitarie all’intero corpo accademico, tradendo gli ideali di libertà e democrazia per i quali tanto lottano.
Una ipocrisia che si è riscontrata da parte di queste liste di studenti universitari della Sapienza frequentemente negli ultimi anni, negando il diritto di parola ad alcuni noti giornalisti, come per esempio Capezzone, o, recentemente, Parenzo.

Ci auguriamo che le Università italiane restino luoghi di confronto e non di scontro, e che tali studenti investano in maniera più intelligente il loro tempo, studiando e approfondendo le questioni per le quali, con tanta ignoranza e arroganza si battono.