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Il fascismo non è esiste più, questo lo sappiamo tutti, anche quelli di sinistra che sul fascismo ci campano da sempre. Poi da quando al governo è salito un partito che ha nel simbolo  la “fiamma” ed è l’erede – con molte traversie – del Movimento Sociale Italiano iI tutto si è colorato di quelle tinte giuste per rispolverare il mantra dell’antifascismo. Perché diciamolo Matteo Salvini che nel sedicente parlamento padano era il leader dei “comunisti padani” come fascista era poco credibile, mentre gli ex missini agli occhi ibernati dei sinistri appaiono più autentici. Così l’antifascismo sbandierato dall’alba al tramonto, sette giorni su sette – festivi compresi – è divenuto il refugium peccatorum della sinistra italiana. L’unico concetto sui cui possono effettivamente garantire una granitica quanto irrealistica compattezza. 

Ma come spesso avviene quando le illusioni vengono cancellate dal vento della realtà l’abile gioco retorico e anacronistico cede dinanzi all’evidenza. Perché in fondo con buona pace dei dirigenti del Nazareno, gli italiani allo spauracchio fascista non ci credono, e anzi in esso intravedono proprio la debolezza della sinistra, priva di idee, programmi e dunque proposte politiche per paese. Cose che ribadiamo da sempre. Ma si sa la sinistra è ripetente per definizione, tende ad applicare alla lettera l’adagio secondo cui: “ errare humanum est, perseverare autem diabolicum”, e dunque non perde occasione per attaccare il centrodestra sulle presunte – quanto immaginarie – ambiguità col “fascismo”.  Ogni giorno è foriero di polemiche e grattacapi anche per gli storici che vengono tirati letteralmente della giacchetta per avallare tesi al quanto complesse sulle assonanze con il ventennio, con qualche balzo temporale negli anni ‘70 giusto per attualizzare un po’ le cose., dopo più di  100 anni dalla Marcia su Roma non è proprio dietro l’angolo il “fascismo”. 

Per questo come nelle vicende dello scontro tra Polizia e studenti , cosi come per ogni vicenda che interessi l’incontro/ scontro tra istituzioni e ambienti della o vicini alla sinistra ecco partire le sinfonie sulla perenne emergenza fascismo. Persino nell’annoso Affaire barese la sinistra non ha perso occasione di rintuzzare la dose e aggrapparsi alla vulgata del fascismo che colpisce le amministrazioni locali di sinistra e dunque “ostili” che per definizione, anch’essa, rappresentano la difesa dei valori democratici. 

Per far questo la sinistra ha scomodato il più eminente intellettuale comunista – lui apprezzerà la definizione – Luciano Canfora, figlio amatissimo del capoluogo pugliese. Canfora intervenendo sul palco della manifestazione organizzata in sostegno al Sindaco Decaro non si è contenuto e si è proteso nell’affermare che esiste una similitudine tra quanto accade oggi a Bari, e quanto avvenuto in Italia agli albori del regime con lo scioglimento delle giunte socialiste e comuniste. Ovviamente Canfora ha ceduto – convintamente – al fascino della Piazza, alla nostalgia per le “bandiere rosse” da non potersi esimere dal sermone anch’esso ammantato dal velo nebuloso dell’antifascismo contemporaneo, come se quanto sta avvenendo a Bari non avvenisse in tutta Italia e cioè laddove si ravvisano delle irregolarità all’interno dei Comuni. Altrimenti non si spiegherebbero le giunte di centrodestra sciolte per mafia dall’attuale esecutivo, e dunque dall’attuale Ministro dell’Interno che in fin dei conti è un tecnico e non un politico. 

Ma noi che per definizione siamo longanesiani e dunque maliziosi e per giunta meridionali sappiamo bene che quello che sta avvenendo a Bari altro non è che l’utilizzo politico, non da parte del governo, ma di Decaro e compagnia cantando ( Bella Ciao) di un palcoscenico nazionale per le europee dove proprio Decaro sarà candidato nelle liste del Pd al sud. Decaro si sa è ambizioso, e questa non è un colpa, ma è anche un politico navigato che ha saputo fondere due eredità dei nostri antenati greci: la tragedia e la commedia, in chiave moderna, e per meglio attualizzare il tutto ha messo – a mezzo altri – il condimento del fascismo alla vicenda, che a sinistra fa sempre un certo effetto chic, radical e barricadero. 

Per questo da giorni parliamo del nulla avvolto nel niente, lo sa Decaro e lo sappiamo tutti.