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Proseguono i disordini e le manifestazioni contro la guerra al terrorismo portata avanti dal governo israeliano. In diverse occasioni si è assistito ad occupazioni, proteste, sit in e scontri animati dall’eterogeneo mondo antiisraeliano, che va dalle comunità musulmane alla sinistra radicale congiunte per l’occasione all’estrema destra.

In particolare le università italiane sono diventate teatro di questi eventi tutt’altro che pacifici e privi di una qualsiasi credibilità politica, se paragonati con quanto effettivamente accade ed è accaduto in Medio Oriente. Il copione è sempre lo stesso e i collettivi di sinistra lo ripetono allo stesso modo, con gli stessi slogan e gli stessi metodi dagli anni ’60. Sono cambiati gli “oppressi” con cui solidarizzare, ieri i Viet Cong di Ho Chi Minh, i rivoluzionari cubani di Fidel Castro, lo ZANU di Mugabe, l’OLP di Arafat e oggi i fondamentalisti di Hamas, ma non sono cambiati quelli che a detta loro sarebbero gli “oppressori”. Siamo noi: l’Occidente.

Il colpevole di tutti i mali, per facinorosi ed estremisti, è quella parte del mondo in cui chi non vi abita tenta in tutti i modi, legali e illegali, di rifugiarsi. Quella parte del mondo in cui ognuno ha diritto di dire, fare e pensare quello che vuole, anche contestare quel sistema che ha portato e garantisce queste libertà. Basta sottolineare quest’ultimo concetto per far comprendere a chi non è accecato dall’ideologia quanto siano incoerenti e irrazionali certe manifestazioni non solo per questioni di metodo, ma anche e soprattutto per questioni di merito. L’ultimo caso di cronaca ha visto l’occupazione della Sapienza da parte di collettivi e sigle legate alla sinistra universitaria che, al grido di “fuori Israele dalle università” e “siamo tutti antisionisti”, hanno occupato il rettorato e sono stati protagonisti di scontri con le forze dell’ordine.

I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del rettore Antonella Polimeni e la sospensione della collaborazione tra La Sapienza e diverse università israeliane, nell’ambito della partecipazione al bando MAECI 2024 Italia-Israele. Nel recente passato non erano mancati preoccupanti segnali d’allarme provenienti dalle università: dai disordini per impedire eventi pubblici alla solidarietà nei confronti del terrorista anarchico Alfredo Cospito passando alle dichiarazioni irricevibili pronunciate da Donatella Di Cesare, docente di Filosofia teoretica presso La Sapienza di Roma, dopo la morte della brigatista Balzerani.

Un paese come l’Italia, che ha vissuto più di altri l’inferno del terrorismo e della violenza politica, non può permettersi di sottovalutare certi fenomeni. La storia, che è mostra di vita, ci insegna che il terrorismo rosso in Italia e non solo ha trovato il suo humus nella contestazione sessantottina nata nelle università e nella retorica terzomondista.