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Sono passati trent’anni da quel 27 marzo che ha cambiato la storia politica italiana. Il crollo della Prima Repubblica, la fine della guerra fredda e il tramonto delle ideologie avevano portato alla scomparsa dei partiti tradizionali, lasciando orfano l’elettorato moderato e spianando la strada all’ex Partito Comunista, che aveva fatto in tempo a cambiare nome in “Partito Democratico della Sinistra” in seguito alla caduta dell’Unione Sovietica. Per la sinistra postcomunista, rimasta senza avversari competitivi, si prospettava un’occasione unica: andare al governo con appena il 30% dei consensi vista la mancanza di avversari competitivi.

Tutto sembrava già scritto, tanto da portare il leader del Pds Achille Occhetto a definire la coalizione di sinistra da lui guidata come una “gioiosa macchina da guerra”. Tutto questo cambiò quando Silvio Berlusconi, imprenditore che fino a quel momento si era tenuto lontano dai riflettori della politica, decise di “scendere in campo” alla guida di Forza Italia, movimento di ispirazione liberale e conservatrice che accolse attorno alle sue bandiere l’elettorato moderati e pose l’accento su questioni che la politica fino a quel momento aveva ignorato: riduzione della pressione fiscale, governo limitato, riforma della giustizia in senso garantista. Esponente fondamentale della nuova creatura politica fu l’economista Antonio Martino, allievo di Milton Friedman, che portò nel dibattito pubblico le istanze del conservatorisno neoliberista che, nel decennio precedente, aveva visto come suoi massimi punti di riferimento il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e il Primo Ministro britannico Margaret Thatcher.

Attorno a Forza Italia nacque un’inedita coalizione di centro-destra, che vedeva l’intesa con la Lega di Umberto Bossi al Nord e con il Movimento Sociale di Gianfranco Fini nel Sud. Berlusconi riuscì a tenere insieme il centro liberale, cristiano e riformista, la destra politica e le istanze autonomiste del settentrione, dando vita ad una coalizione che ancora oggi rappresenta la maggioranza naturale dell’elettorato. Una maggioranza silenziosa, fino a quel momento divisa dagli steccati ideologici e dalla poca lungimiranza della politica, che trovò la sua unità attorno alla leadership del Cavaliere. Fondamentale passaggio nella creazione del centrodestra italiano fu l’apertura alla destra missina, fino a quel momento esclusa, discriminata e marginalizzata dai partiti del cosiddetto “arco costituzionale”, che per la prima volta portò al governo i suoi dirigenti. In quest’ottica fu possibile la nascita di Alleanza Nazionale e la definitiva fuoriuscita ideologica e programmatica della destra italiana rispetto al fascismo.

Silvio Berlusconi si presentò come un outsider estraneo alla politica tradizionale, un outsider che aveva fatto la sua fortuna partendo da zero e lavorando duramente, che prometteva alla classe media un nuovo “Miracolo italiano”, ricollegandosi alla stagione del boom economico che negli anni ’50 e ’60 aveva trasformato l’Italia in un paese industrializzato e favorito la crescita economica e la diffusione del benessere. La sua figura si contrapponeva alla rigidità burocratica di Achille Occhetto, cresciuto all’interno degli apparati del Partito Comunista e legato a logiche e liturgie appartenenti al passato. Tra le ragioni della vittoria del centrodestra e la sconfitta delle sinistre vi era la proposta di un modello di vita, di una visione del mondo, accattivante e ottimista, legato al benessere occidentale e alla crescita attraverso il lavoro e il sacrificio che Berlusconi ha proposto e incarnato con la sua storia personale costellata di grandi successi in tutti i campi in cui si era cimentato.

Silvio Berlusconi è stato un protagonista della vita politica italiana, ha dato una casa e una voce alla maggioranza silenziosa degli italiani fregandosene delle mode e del politicamente corretto, ha capito e compreso gli italiani con i loro pregi e difetti, senza giudicarli o addirittura pretendere di cambiarli. Ai suoi sostenitori ha insegnato a intendere la vita con il sorriso e la determinazione, affrontando anche i torti le umiliazioni e le ingiustizie “con il sole in tasca”.