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Per secoli la massoneria ha contribuito attivamente alla ricerca storica, culturale e artistica, fornendo alla società statisti, scrittori, scienziati e innovatori. Un ruolo secondo alcuni paragonabile a quello dei moderni “think tank” e proprio per questo, così come per la sua segretezza, la massoneria è stata più volte oggetto di critiche e speculazioni.

In Italia le prime tracce certe dell’attività massonica risalgono al 1723, con la fondazione della loggia “Fidelitas” a Girifalco, in Calabria. Dopo aver svolto un ruolo di primo piano nel compimento dell’Unità Nazionale, con un contributo ideologico e intellettuale, soprattutto nella promozione degli ideali liberali,
democratici e laici, la “libera muratoria” si è impegnata nel diffondere i valori etici e nell’incentivare la conoscenza in ambito filosofico, letterario e scientifico, fino alla sua soppressione nel 1925, quando il regime fascista sciolse tutte le logge massoniche presenti in Italia.

Per la massoneria italiana, iniziò quindi un periodo di clandestinità, con vicende alterne e tuttora dibattute, siccome molti personaggi di rilievo del PNF erano massoni, come Italo Balbo e Dino Grandi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la massoneria in Italia riprese vigore e si sviluppò ulteriormente, anche se in maniera sempre più evidente emerse l’incompatibilità dell’affiliazione massonica con la fede cattolica, che portò alla “Dichiarazione sulla Massoneria” approvata da papa Giovanni Paolo II, del 26 novembre 1983, che esplicitamente sottolineava la condizione di “grave peccato” per i massoni.

Questo documento pontificio, parallelamente all’inchiesta sulla Loggia P2, fondata nel 1877 e sciolta nel 1982 a causa della sua natura eversiva, contribuì ad alimentare il dibattito sociale e politico sugli scopi effettivi della massoneria. Nelle ultime settimane è rimbalzata sulle cronache la polemica interna al Grande Oriente d’Italia (la più importante obbedienza massonica italiana) in seguito alle elezioni del nuovo Grande Maestro.

Leo Taroni, imprenditore di Ravenna, con la sua lista “Noi Insieme” aveva posto tra le sue priorità la lotta alle infiltrazioni mafiose nelle logge, criticando aspramente la gestione decennale di Stefano Bisi. In totale continuità con la linea Bisi, invece, si è candidato Antonio Seminario, già Gran maestro aggiunto, che poteva contare sul supporto di buona parte delle logge del Sud Italia.

Alla fine, dallo spoglio è emersa una netta spaccatura territoriale tra le Regioni del nord che hanno votato soprattutto per Taroni, mentre quelle del mezzogiorno, soprattutto la Sicilia e la Calabria, hanno sostenuto in maniera massiccia Seminario. Proprio quest’ultimo è risultato il candidato eletto con 6.369 voti, contro i 6.343 di Taroni. Le polemiche sono dovute soprattutto all’annullamento di 139 voti dello sconfitto. Dalle schede, infatti, non è stato staccato il tagliandino antifrode.

Dopo l’annuncio di numerosi ricorsi e la denuncia di brogli, il GOI ha espresso la più ferma condanna per gli attacchi subiti anche a livello mediatico, lesivi per l’identità e la reputazione dell’Ordine. Tuttavia il 5 e il 6 aprile, a Rimini, sarà proclamato il nuovo Gran Maestro Antonio Seminario, nel corso dell’evento “La luce delle idee nella bellezza delle azioni”, dove però si attende un boicottaggio della cerimonia da parte dei sostenitori di Taroni. Ormai, persino la massoneria sembra essere spaccata.

Non sarebbe certamente il primo periodo di crisi o di eventuali scissioni interne alla famiglia massonica italiana, ma, considerando il patrimonio culturale della massoneria e le critiche sempre più deplorevoli e insistenti, è auspicabile che la luce ispiratrice dell’attività della libera muratoria possa tornare effettivamente a “sorgere da oriente”.