Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

In queste ore si respira un’aria di ottimismo per l’effettiva riuscita della “madre di tutte riforme”, stiamo parlando del Premierato. Riforma costituzionale che traghetterebbe l’Italia ufficialmente nella terza repubblica.

Difatti nella giornata di oggi è arrivato il primo si da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Un primo semaforo verde, ma che assume una grande valenza simbolica, segnando un’importante accelerazione verso l’effettiva realizzazione della riforma costituzionale voluta con grande fermezza dalla maggioranza e soprattutto dalla premier Meloni. Modifica voluta con insistenza da quest’ultima per aumentare la stabilità governativa del paese e aumentare all’esterno la sua credibilità e per evitare che siano giochi di palazzo a determinare la guida della nazione, ma al contrario che siano i cittadini a scegliere pienamente attraverso l’elezione diretta del premier, che disporrebbe anche del potere di nomina diretta dei ministri.

Il Provvedimento approvato oggi dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato evidenzia quelli che sono i punti chiave della riforma del Premierato:

  • L’Elezione diretta del Presidente del Consiglio
  • La durata del mandato del Presidente del Consiglio di cinque anni ed estendibile per un limite di un secondo mandato
  • Il Conferimento del potere da parte del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio eletto di formare il governo, nomina e revoca ministri 
  • La Presenza premio maggioranza

La volontà del governo è quella di ottenere il via libera dal Parlamento entro la fine di aprile, così da presentare un obbiettivo raggiunto nella campagna elettorale delle elezioni europee per poi guardare all’ultimo step per il completamento della riforma, il Referendum costituzionale, che segnerà un importante test per la tenuta del governo.

Inoltre per completare tale progetto la premier ha bisogno di una maggioranza compatta, in quanto per realizzarlo bisogna discutere con gli alleati una riforma elettorale e per tale ragione il dialogo resta prioritario, anche alla luce della volontà della Lega di procedere con l’autonomia differenziata.