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Colui che venne considerato come l’icona del cinema mondiale oggi avrebbe compiuto cent’anni. Ligabue cantava “Marlon Brando è sempre lui”. Era nativo del Nebraska e volle seguire i corsi di Stella Adler a New York per imparare a recitare, seguendo le sue emozioni attraverso il metodo Stanislavskij.

Fu celebre un episodio in cui l’insegnante disse a tutti di comportarsi come pennuti davanti a una bomba ma lui rispose: “Sono un pollo che ne so di bombe?”, già allora si intravedeva il suo grande talento. La prima grande occasione la ebbe con il ruolo di Stanley Kowalski in “Un tram che si chiama desiderio”, ma è con “Fronte del porto” che raggiunse la popolarità internazionale vincendo anche l’Oscar.

La storia del pugile Terry Malloy divenne un esempio di rimpianto e rinascita. Da sempre paladino dei diritti civili, partecipò alla marcia per la libertà a Washington insieme ad altri artisti vicini alle posizioni di Martin Luther King. In quegli anni regalò tante interpretazioni fantastiche purtroppo dimenticate dalla critica tipo gli ammutinati del Bounty e Queimada. In seguito si pensò che stesse andando verso un inesorabile declino, tanto che iniziò a considerare seriamente il ritiro. Fino a quando Francis Ford Coppola lo scelse per il suo film più celebre e iconico: il Padrino.

La produzione non gradiva Brando per il timore che potesse dare problemi sul set, perciò gli fecero firmare un contratto dove s’impegnò a non crearli. Il resto è storia. Il genio del cinema decise di dare a Don Vito Corleone l’aspetto di un bulldog. Quando vinse il suo secondo Oscar, mandò la nativa americana Sacheen Littlefeather a ritirarlo per protestare contro i soprusi attuati contro gli indiani d’America. A dimostrazione di quanto ci tenesse a continuare la sua lotta contro il razzismo e le discriminazioni.

Nello stesso anno regalò un altro capolavoro immortale. Questa volta in Europa: “Ultimo Tango a Parigi”. Lo scandalo della pellicola erotica fu senza precedenti, fino ad essere condannata al rogo per alcuni anni. Brando in questo lasso di tempo si accorse di aver perso una certa scintilla e disse che il suo tempo di attore stava finendo e che gli restavano un paio di colpi in canna. Uno di questi fu il famoso colonnello Kurtz di “Apocalypse Now”, un militare della guerra del Vietnam che spiega gli orrori bellici in penombra. Forse perché era ingrassato, ma si sospetta anche che fosse una scelta di Coppola per descrivere meglio la natura astratta del combattente. 

Il regista e l’attore stettero due settimane su una barca perché Brando non aveva compreso come mai dovesse essere spietato, non avendo compreso il romanzo “Cuore di Tenebra” da cui venne tratto il film. Dopo gli anni settanta, la vita del divo cominciò a somigliare a quella di Giobbe. Anna Kashfi, la donna che lui definì la più bella che avesse mai conosciuto e che amò tantissimo, cominciò a soffrire di disturbi mentali. Aveva anche rapito il loro unico figlio quando era in Francia, ma riuscì a trovare gli hippie che lo avevano in custodia. Quello stesso figlio diventò l’omicida di suo genero, procurandogli un grande dolore che si sarebbe acuito quando la figlia Cheyenne si suicidò per la morte del fidanzato. Tutti questi drammi portarono la star a recludersi nella sua villa per ritirarsi a vita privata. Arrivò a pesare 150 chili e pochi potevano vederlo, uno di questi era il suo inseparabile amico e vicino di casa Jack Nicholson, altro fuoriclasse che comprò la sua villa e che oggi vive anch’egli recluso al ricordo della sua grandezza.

Le apparizioni sporadiche in alcuni film minori non diedero il rispetto che Brando meritava, ma tuttora rimane l’icona più grande della storia del cinema mondiale.