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Dopo le elezioni presidenziali in Senegal, svolte in un clima rovente, e le amministrative tenutesi nelle principali città turche, che hanno segnato la sconfitta dei candidati del sultano Erdogan, era d’obbligo passare da Matteo Giusti, uno dei maggiori esperti italiani di Africa, per vedere insieme a lui le conseguenze di questi due voti.

Gli esiti delle elezioni in Turchia (le amministrative di Ankara e Istanbul su tutte) e in Senegal, dove è stato eletto presidente l’anti-francese Faye, aprono a scenari nuovi – più o meno possibili – nei paesi in campo. Il sultano Erdogan perde malamente le elezioni, che hanno visto in grande spolvero i partiti dell’opposizione, soprattutto il leader Ekrem Imamoglu, confermato alla guida di Istanbul. In Senegal secondo alcuni “ha vinto la democrazia”, ma di certo sappiamo solo che ci ha perso la Francia, come anche in Turchia (si veda il post di Imamoglu pubblicato a stretto giro dalla vittoria). Cosa ne pensi di quanto accaduto?

Le amministrative turche si sono confermate un evento politico nazionale. L’opposizione si conferma nelle tre città più importanti, Istanbul, Ankara e Smirne. Non solo si conferma, ma rafforza il suo consenso, confermando che Erdogan stia perdendo le classi tradizionaliste e più povere, che solitamente votavano per lui. Inoltre, viene fuori la figura di Imamoglu, che si conferma come possibile anti-Erdogan in vista delle elezioni del 2028. Possiamo, quindi, dire che dopo oltre vent’anni di dominio assoluto, la forza di Erdogan si sta logorando. Ricordiamoci che la popolazione turca è molto giovane e questo è un fattore determinante. Passiamo al Senegal, dove la vittoria di Faye viene definita come “rivoluzionaria”. La popolazione senegalese era stanca di Macky Sall e il suo governo troppo filo-francese. Questa vittoria al primo turno con un’affluenza altissima dimostra come il Senegal avesse voglia di tagliare questo cordone con la Francia che era ormai diventato insostenibile. Ora, il Senegal si apre ad altri partner: attenzione che Faye ha detto di voler aprire il paese a nuovi partner, purchè – e questo è un passaggio fondamentale – i partner internazionali dimostrino rispetto verso il paese. La Francia, così, ha perso l’ennesimo stato dove aveva una forte influenza e soprattuto la popolazione francese più numerosa.

Chi è il nuovo Presidente del Senegal, Bassirou Diomaye Faye? Può dare stabilità al paese?

Bassirou Diomaye Faye possiamo considerarlo un “underdog” del partito PASTEF (detto anche “i patrioti”), la cui guida Ousmane Sonko non poteva candidarsi per diverse inchieste tra le quali alcune sembravano forzate politicamente. Anche Faye fu liberato dal carcere pochi giorni prima dal giorno delle elezioni. Entrambi vengono dall’amministrazione senegalese e hanno fatto della lotta alla corruzione la loro principale bandiera. Bassirou Diomaye Faye è uno dei più giovani presidenti del Senegal, e questo aspetto potrebbe essere un problema per la sua poca esperienza amministrativa, anche se alla fine a comandare sarà Ousmane Sonko, nominato primo ministro.

Quale può essere l’impatto del nuovo Presidente dopo i dodici anni del governo guidato da Macky Sall? Quali settori necessitano di un’attenzione maggiore in un paese come il Senegal?

L’amministrazione di Macky Sall ha accresciuto i problemi del Senegal perchè ha permesso alla Francia di governare il Senegal. Non solo per quanto riguarda la moneta (il Franco CFA), ma più in generale è l’economia senegalese ad essere stata messa sotto scacco da Parigi. L’agricoltura, che è uno dei settori economici più importanti, non è stata ben sviluppata e non permette l’auto-sufficienza. Le risorse minerarie non sono state sfruttate in maniera giusta e ora alcuni giacimenti, soprattutto nel confine con la Mauritania, andranno ridicuscussi. Sono state molte le dimostrazioni di protesta contro questo governo per il carovita che ha colpito il paese. Sall lascia un paese impoverito, arrabbiato e che ha votato “anti-sistema” per rompere col passato. Ora è necessario che il Senegal riveda i rapporti con gli altri paesi, dia uno sprint alla lotta contro la corruzione e punti sulla produzione energetica.

Mentre, guardando alla Turchia, chi è Ekrem Imamoglu, il rieletto sindaco di Istanbul? Potrà essere il dopo Erdogan?

Imamoglu è un politico capace: ha gestito bene la città di Istanbul che non è certo facile da gestire. Ad oggi è lui l’antagonista di Erdogan per il 2028 ed è la speranza per l’opposizione.

Come leggi il voto turco? Azzardo: Erdogan si conferma uno dei più classici leader conservatori che perde nei “centri urbani” ma vince nelle “campagne”?

Dopo queste amministrative, Erdogan non solo ha perso i centri urbani ma non governerà più neanche alcune città considerate più conservatrici, come Bursa. Noi vediamo solo la politica internazionale della Turchia, ma se guardiamo la Turchia al suo interno vediamo una povertà dilagante e un carovita che sta mettendo in forte difficoltà le famiglie. Quindi, più che di zone geografiche, dobbiamo parlare del voto delle classi sociali e come esse si siano allontanate da Erdogan. Le classi più povere erano quelle che supportavano in primis Erdogan, ma con la crisi economica anch’esse si sono allontanate, mentre rimangono solo i ceti islamisti più radicali al suo fianco, soprattuto in Anatolia (eccetto per Ankara).