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GIANCARLO GIORGETTI MINISTRO ECONOMIA MAURIZIO LEO VICEMINISTRO

Il Documento di Economia e Finanza presentato oggi in Consiglio dal capo del MEF, Giancarlo Giorgetti, è stato descritto come “snello” e “monco”. Tuttavia, dietro questa apparente mancanza di dettagli si nasconde una strategia in linea con le prossime sfide governative.

Il governo ha deciso di adottare un DEF con cifre solo tendenziali, senza obiettivi programmatici dettagliati, in vista della revisione delle regole di eurogovernance economica. Questo ha scatenato polemiche da parte dell’opposizione, che denuncia un presunto imbroglio per nascondere l’impatto reale delle misure economiche in programma. Il governo respinge queste accuse – ormai banali di chi avrebbe fatto “peggio” – e ribadisce la necessità di affrontare la questione finanziaria con determinazione. Ma evidentemente non ora!

Nel contesto economico attuale – rimarca il ministro delle Finanze – non bisogna dimenticare la faccenda sui bonus edilizi, la cui distribuzione, seppur limitata a una parte della popolazione, costituisce un elemento di instabilità finanziaria per il bilancio statale. Nonostante ciò, come sostiene anche Urso, tali incentivi giocano un ruolo considerevole nel promuovere la crescita economica e verranno pertanto considerati nell’ambito dell’1% di Pil previsto nel DEF.

Sebbene qualcuno, in Europa, conservi oggi qualche riserva nei confronti del Belpaese, Roma persiste nella difesa della propria strategia economica, enfatizzando l’importanza di investimenti mirati per agevolare la ripresa post-pandemica. Nondimeno, Giorgetti ha voluto rammentare come questa presentazione “più approssimativa” del Documento finanziario non costituisca, in fin dei conti, un evento totalmente isolato. Infatti, nei governi precedenti il Def è stato frequentemente esposto ‘per sommi capi’. Il minimo comun denominatore, alla base di ogni scelta esplicativa è sempre lo stesso, consentito, valido e legittimo: quello della strategia di governo.

E allora… domanda retorica rivolta alle opposizioni: perché polemizzare? “Giusto per chiarire il punto – puntualizza Giorgetti, con parole giustamente stizzite – i piani strutturali fiscali sono lavori piuttosto formidabili che richiedono preparazione. Non si scrivono in un paio di settimane o con un paio di dipendenti pubblici”. Un concetto così semplice, un “big” dell’economia come Angelo Bonelli dovrebbe saperlo, o quanto meno comprenderlo, prima di attaccare con la sua solita abietta tracotanza chi forse ne sa più di lui. E invece non si fa attendere il suo commento: “Un atto di grave irresponsabilità con cui si vuol nascondere agli italiani la verità prima delle elezioni europee”. Intanto, da Bruxelles qualcuno rema contro il nostro Paese. Mentre Giorgetti forza la Commissione chiedendo di “prorogare oltre il 2026 la messa a terra del PNRR”, è proprio l’ex Premier italiano Gentiloni a vestire i panni dell’austerity alimentando lo scontro con la destra di governo: “Più flessibilità sulle spese, ma niente slittamenti”.

Ciò che si è fatto è stato di omettere intelligentemente informazioni ancora ambigue. Dacché la vaghezza di un Def, dagli oppositori immediatamente contestata. Spingersi ostinatamente nel buio terreno macroeconomico, peraltro alla vigilia delle elezioni europee, avrebbe esposto il governo, e non solo quello italiano, a dei rischi prevedibili e non calcolati. Lo stesso Cottarelli ha in qualche modo giustificato la linea ministeriale “perché si va verso le nuove regole fiscali europee e, siccome l’Italia entrerà in procedura di infrazione, il governo attende le indicazione della Commissione europea: senza sapere di preciso quale sarà l’aggiustamento richiesto, è inutile prendere impegni”.