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L’Iran minaccia di creare una coalizione di eserciti mussulmani per eliminare Israele. Il Medio Oriente è uno stato di tensione esplosivo, che oscilla pericolosamente tra scontro regionale e guerra globale. Ma cosa c’entra l’Iran nel conflitto israelo-palestinese? Questa è una domanda che ci si può facilmente porre leggendo il titolo di questo articolo, data la complessità dell’argomento e la sua non facile narrazione, che genera più confusione che chiarimenti.

L’Iran è una potenza imperiale in vita da millenni. Nel corso dei secoli, pur venendo conquistata da diversi attori, è riuscita a conservare la propria identità persiana. Una continuità oltre le cesure. Evento traumatico fu per i suoi antenati la conquista dell’altopiano iranico da parte degli arabi musulmani. Ma le mai dome popolazione iraniche sono riuscite a mantenere la propria alterità culturale e “cucirono” così l’Islam sulla propria pelle, dando vita all’Islam di confessione sciita.

La sua autonomia sembrava finita nella prima metà del Novecento, quando finisce sotto la sfera di influenza statunitense, ma il 1979 è l’anno della rivoluzione islamica. Quello che accadde fu una rivoluzione vera e propria, ossia (dal latino “revolutio”) un rivolgimento che ha portato Teheran al passato, alla sua essenza imperiale e anti-occidentale. Prima rivale sistemico dei greci, successivamente di Roma ed oggi degli USA e dunque di Israele, propagazione occidentale laggiù.

Il progetto di Washington di stabilizzare il Medio Oriente, affidando ad Israele la leadership regionale, si scontra con l’ambizione egemonica dell’Iran. Gli accordi di Abramo, sponsorizzati dagli statunitensi, rispondono alla logica atlantica di promuovere la normalizzazione dei rapporti tra le potenze arabe della regione, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, e Israele, garantendo stabilità a tutta la regione. Pura tattica geopolitica: secondo gli accordi – mai attuati a causa del 7 ottobre – Israele avrebbe fornito sicurezza tecnologica in chiave anti-iraniana alle altre potenze arabe, che, sebbene musulmane come gli iranici, vedono con preoccupazione gli obbiettivi egemonici di Khamenei e soci, preferendovi addirittura un’alleanza con un attore geopolitico di fede diversa come Israele.

L’opposizione iraniana a tale progetto statunitense non si è fatta attendere e l’Iran, invece di dichiarare guerra ad Israele, ha finanziato chi vedeva in Israele un nemico da estirpare: stiamo parlando
della palestinese Hamas, la libanese Hezbollah e le milizie Houthi dello Yemen. Per tali ragioni, dietro al conflitto israelo-palestinese vi è anche la mano lunga dell’Iran. Dopo l’attentato all’ambasciata iraniana a Damasco, attribuito ad Israele, s’attende una risposta iraniana.

Per il momento Teheran ha lanciato un appello rivolto alle altre potenze musulmane della regione ad essere pronte alla guerra contro Israele. Pura tattica geopolitica iraniana oltre la propaganda: rilanciare la leadership della causa musulmana nel Medio Oriente ed evitare una guerra diretta Iran-Israele, capace di
portare il conflitto medio-orientale su scala mondiale.